Dalle valigie agli abiti da sera È Gucci, una storia da museo

Voluto dal direttore creativo Frida Giannini, ha aperto 3 anni fa È un viaggio tra arte (anche contemporanea) e artigianato

Firenze, piazza della Signoria. Di lato ci sono un bookstore dedicato a moda, arte e design, e un delizioso caffè, che nelle belle giornate offre la possibilità outdoor di una pausa pranzo golosa (con ricette rigorosamente bio e a chilometro zero). Tutto è elegante, curato. Soprattutto, qui regna la quiete. Nel cuore di una città assediata dal turismo mordi-e-fuggi, c'è un museo dedicato all'art-de-vivre dove si può apprezzare l'arte contemporanea, conoscere la moda del recente passato, sorseggiare una centrifuga (o gustarsi il tartufo) in completo relax.

È il Gucci Museo, ha compiuto tre anni di vita ed è, nel variegato circuito dell'offerta culturale del capoluogo toscano, uno dei luoghi più apprezzati dai visitatori italiani e stranieri. Voluto e progettato da Frida Giannini, da anni direttore creativo della maison, non è un museo convenzionale: perché se è vero che celebra l'impresa del grande Guccio Gucci – l'ex portiere del Savoy di Londra che, affascinato dalle valigerie della raffinata clientela dell'albergo, tornò in patria a produrre accessori da viaggio creando negli anni Venti un marchio che da allora è sinonimo del glamour – il Gucci museo non è una «casa-museo». È piuttosto un omaggio all'arte tout-court. Del resto non poteva essere altrimenti: ci troviamo nell'antico Palazzo della Mercanzia, un edificio costruito nel 1337, simbolo delle arti e dei mestieri fin dall'epoca dei Medici. Ebbene, passeggiando nei suoi quasi duemila metri quadrati, si viaggia davvero tra arte e artigianato: si comincia al pian terreno dove, accanto al caffè, alla libreria e al Gift Shop (che propone particolari oggetti da collezione come candele profumate, segnalibri, sportine) l'esposizione permanente è una gioia per chiunque ami la moda. La «sala del viaggio» ci racconta la genesi del marchio: le prime, grandi valige con le fibbie e i timbri di Paesi lontani, e poi grandi bauli che profumano di ricordi. Il viaggio nella storia di Gucci prosegue al primo piano del museo, con la rappresentazione, in teche aperte, delle icone del brand: dal Mondo Flora, motivo intramontabile dai tempi di Grace Kelly alle inconfondibili borse. E poi ancora accessori e i favolosi abiti da sera, allestiti in una scenografica sala che ricorda le dive sul red carpet con le creazioni Gucci. Fino a qui nulla di nuovo rispetto ai tradizionali musei celebrativi di aziende che fanno grande il made in Italy nel mondo. Il Gucci Museo, però, ha scelto di accogliere al suo interno anche il meglio dell'arte contemporanea e, forte della collaborazione con la celeberrima Pinault Collection e della curatela di Martin Béthenod, presenta da tre anni mostre molto innovative. Ora è di scena – ed è proprio il caso di usare questi termini – la «Grosse Fatigue» di Camille Henrot (fino all'8 febbraio). In un allestimento ideato dalla stessa artista francese che lo scorso anno per questa installazione si è aggiudicata nientemeno che il Leone d'Argento alla Biennale di Venezia, il visitatore è catturato da tredici minuti di filmato difficilmente dimenticabili.

Prodotta in sole cinque copie, esposta nei musei di tutto il mondo dopo l'exploit veneziano e per la prima volta di nuovo in Italia, «Grosse Fatigue» è il frutto di un certosino lavoro di ricerca sull'origine del mondo che Camille Henrot, 36 anni e fulgido astro del mondo dell'arte contemporanea, ha svolto allo Smithsonian Institute of Washington, girando e documentando l'enorme mole del patrimonio scientifico, storico, antropologico del museo americano (impiegati e ricercatori inclusi). E' davvero impossibile riassumere a parole un video in cui la velocità dell'immagine, sapientemente montata in digitale su finestre che si aprono a pop-art, si mescola alla musica del compositore Joakim – marito dell'artista e icona della musica elettronica contemporanea – e al ritmo dello slam di Akwetey Orraca-Tetteh che declama, quasi fosse un cantastorie post-moderno, una poesia sull'origine del mondo, la ‘grossa fatica' del Creatore. Nella stanza a fianco, un'installazione industriale realizzata con una pompa antincendio annodata per formare la forma dell'infinito completa la mostra dedicata all'artista francese.

L'ingresso non è gratis (7 euro il biglietto), ma va detto che la metà dei proventi di ogni vendita è devoluta al restauro dei tesori della città di Firenze.