Una decina di aspiranti jihadisti tenuti sotto controllo a Torino

Gli aspiranti jihadisti torinesi nel mirino dell'Intelligence sono cittadini italiani convertiti all'Islam che poi si sono radicalizzati

Una decina di aspiranti jihadisti sono tenuti sotto stretto controllo dall'intelligence a Torino. Lo scrive Repubblica, che spiega che si tratta di italiani che abbracciano le frange più radicali dell'Islam, spesso sperando di trovare una forma di riscatto sociale. Non sono giovani di seconda generazione, ma italiani che hanno scelto di convertirsi, per poi spingersi oltre, appoggiango anche lo Stato isalamico. Sul web, attraverso i social network, diffondono video di decapitazioni, corredati da commenti di approvazione, e documenti di propaganda, tutti tradotti in italiano.

Tutto questo non passa inosservato e alla nostra intelligence. I "jaihadisti nostrani", non usano quasi mai il loro nome per esteso e usano immagini generiche come foto del profilo. E non conoscono neppure l'arabo. Frequentano la moschea, o almeno così dichiarano sul web, ma preferiscono alimentare le loro posizioni estreme solo su internet. Nella vita reale mantengono un profilo basso, quasi insospettabile. Sono tutti uomini, tra i 18 e i 40 anni, che per il momento si sono limitati diffondere messaggi sul web, filmati cruenti di attentati, stragi ed esecuzioni.

"Sentinelle che stazionano dietro i monitor, coronatori di eccellenti battaglie", vengono definiti i jihadisti della rete in un proclama. Ogni giorno, anche attraverso questa piccola cellula di torinesi radicalizzati, sono centinaia i messaggi che vengono diffusi sul web inneggianti allo Stato Islamico.