Il delitto di Garlasco tra errori, omissioni e dimenticanze

Ecco quali sono le lacune principali nelle indagini per la morte di Chiara Poggi 

Una catena di errori, omissioni, dimenticanze e indizi sottovalutati, che per questo non sono assurti a prove, ha costellato l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Errori, omissioni e dimenticanze indicati non solo negli atti dell’indagine, ma anche elencati in aula dal sostituto procuratore generale di Milano Laura Barbaini al processo di appello "bis" a carico di Alberto Stasi che oggi si chiude con la sentenza. 

Ecco quali sono le lacune principali, alcune delle quali venute a galla solo qualche mese fa. 

AUTOPSIA Il corpo di Chiara non viene pesato perchè all’obitorio manca una bascula: così si ignora un dato importante per stabilire l’ora della morte, che l’accusa cambia tre volte.

RIESUMAZIONE Due giorni dopo il funerale il cadavere è riesumato per rilevare le impronte digitali di Chiara: nessuno si era ricordato di farlo.

LA BICI NERA DA DONNA È indicata subito dopo il delitto da una testimone, ma quella posseduta dalla famiglia Stasi viene solo visionata da un maresciallo, che non la sequestra perché "non corrisponde" alla descrizione. Sarà acquisita solo dopo 7 anni, lo scorso 30 aprile nel processo d’appello bis, quando si scoprirà inoltre che la famiglia Stasi ne aveva un’altra nella casa al mare. Non vengono controllate altre bici nere da donna di proprietà di persone legate alla vittima.

SCARPE Le Lacoste color bronzo indossate da Alberto sono acquisite solo dopo 19 ore la scoperta del corpo senza vita di Chiara. Gli vengono sequestrate anche altre cinque paia di scarpe, ma non sono tutte quelle che possedeva: i carabinieri si limitano a prendere quelle che Stasi consegna loro.

L'ARMA DEL DELITTO Le ricerche a tappeto nella boscaglia e nei fossi dei dintorni scattano solo 15 giorni dopo, senza risultati. Ancora oggi si ignora la natura certa dell’oggetto contundente utilizzato, forse un martello. 

L'OFFICINA DEL PADRE Mai perquisita. Solo 40 giorni dopo i carabinieri scoprono che c’è un’allarme, ma la centralina ha ormai cancellato e sovrascritto le registrazioni del 13 agosto.

CASA DI STASI Perquisita solo una settimana dopo e senza l’utilizzo del luminol.

INTERCETTAZIONI Quelle relative alle gemelle Cappa, cugine di Chiara, sono attivate solo una settimana dopo, quella relativa a Marco Panzarasa, migliore amico di Alberto, solo cinque mesi dopo. Le conversazioni chat sono richieste al gestore telefonico solo due anni dopo, quando sono state ormai cancellate.

COMPUTER Il portatile di Alberto è esaminato dai carabinieri senza le cautele previste, senza cioè fare prima una copia del disco rigido: 16 accessi abusivi alterano tre quarti dei file contenuti.

SCENA DEL CRIMINE Vi accedono senza calzari ben 25 persone tra inquirenti, medici legali e necrofori. Delle 17 impronte digitali complete repertate, 6 appartengono a tre diversi ufficiali dei carabinieri che non hanno indossato i guanti.

CAPELLO La mano sinistra della vittima stringeva un capello più chiaro e corto degli altri, provvisto di bulbo. È l’unico del quale non viene tentata l’estrazione del Dna mitocondriale. Quando, la scorsa estate, lo farà il perito, non ricaverà alcun risultato: è trascorso troppo tempo e il reperto è degradato 1

UNGHIE I margini delle unghie prelevati dal cadavere non vengono analizzati con il metodo "a lavaggio", più sensibile. Quando lo farà il perito sette anni dopo, riuscirà ad isolare un cromosoma Y, maschile, ma non un profilo completo perché i reperti sono troppo degradati.

GRAFFI Due brigadieri li notano subito sulla parte interna dell’avambraccio sinistro di Stasi. Decidono di fotografarli ma poi non ci si ricorda di farlo, nè di mostrarli ad un medico legale. Su questa circostanza nessuna domanda a Stasi viene verbalizzata.

LE IMPRONTE SUL PIGIAMA DI CHIARA All’altezza della spalla si notano le impronte di quattro dita insanguinate che si ritiene siano dell’assassino. Delle impronte rimane solo la fotografia: sono state cancellate quando il cadavere viene incautamente rivoltato sul pavimento cosparso di sangue.

LE FOTO SPARITE. Controllando i documenti che risultano sequestrati, la procura generale non rinviene più 41 fotografie di Alberto Stasi con gli amici, che potrebbero essere utili per capire che scarpe indossasse. Le immagini erano conservate negli archivi della caserma dei carabinieri di Vigevano. 

Commenti

giovanni bertelli

Gio, 18/12/2014 - 07:41

ma ci sono voluti 7 anni ? Chi sono state le bestie intervenute nelle inda gini (?) Naturalmente non si puniranno nè verranno conosciute.

giovanni bertelli

Gio, 18/12/2014 - 07:47

Chi ha sbagliato paghi con il carcere duro. Vedrete che poi si daranno tutti una svegliata. Da noi le indagini ( o quello che i giornali dicono) ed i cosidetti giudici sono da buttare via !

Ritratto di siredicorinto

siredicorinto

Gio, 18/12/2014 - 07:59

Se non si trattasse di una tragedia ci sarebbe solo da ridere. Tra periti,carabinieri ( sottufficiali e ufficiali ) tutti preposti alle indagini, nessuno ha mostrato un minimo di competenza. Ridicolo poi il riferimento all'auopsia, la mancanza di una bascula, forse colpa dei tagli dei finanziamenti? La leggerezza e la superficialità con cui vengono acquisiti i vari reperti, giustificherebbe alcune riflessioni sulla volontà, da parte degli investigatori, di trovare il vero colpevole, certamente per comprovata incapacità professionale. E ci prendono pure uno stipendio. Complimenti, complimentti davvero.

guerrinofe

Gio, 18/12/2014 - 11:38

Ci si chiede come mai questo signore da sette anni è libero da tutti i suoi movimenti,mentre un`àltro povero cristo è da sette mesi in prigione in attesa del processo lontano dalla sua famigliola che lo aspetta? sara questione di stato sociale???di possibilita economiche???