Delitto di Stefano Leo, la condanna di Said notificata all'avvocato sbagliato

La notifica della sentenza che condannava Said a 18 mesi di carcere fu inviata all'avvocato sbagliato. E il 27enne di origini marocchine non finì mai in galera

Non solo Said Mechaquat era libero pur essendo stato condannato in via definitiva a 18 mesi di carcere per maltrattamenti. La notifica della sentenza venne pure comunicata all'avvocato sbagilato che non aveva mai assunto l'incarico.

Come spiega Tgcom24, infatti, l'assassino di Stefano Leo era stato condannato dopo che - nell'aprile 2018 - era stato dichiarato "inammissibile" il ricorso in Corte d'appello della condanna di primo grado su richiesta dell'avvocato generale Giorgio Vitari. Ma quella decisione non fu mai comunicata al legale (assegnato d'ufficio) del 27enne di origine marocchina, ma a un altro avvocato, Basilio Foti. Probabilmente è stato lo stesso Said a indicare Foti come suo legale, anche se questi non aveva mai assunto l'incarico e anzi pare che a quel tempo non avese mai avuto contatti diretti con il giovane (anche se ora lo assiste nel processo per omicidio). Nei giorni scorsi, visto il difetto nella notifica, ha chiesto al tribunale di Torino di dichiarare la "non esecutività" della sentenza di condanna.

Commenti

polonio210

Lun, 15/04/2019 - 18:10

Nei tribunali si applica la legge in nome del Popolo italiano. Perciò,in quanto italiano,pretendo di conoscere i nomi di tutti coloro che hanno clamorosamente sbagliato. Poi desidererei sapere perchè l'avvocato che ha ricevuto erroneamente la notifica della sentenza non abbia avvisato chi di dovere che lui non era il difensore del reo e che c'era stato un errore di comunicazione?Stranamente poi,lo stesso avvocato,difende oggi l'assassino di Stefano Leo.Non c'è un conflitto di interessi?

Happy1937

Lun, 15/04/2019 - 19:25

Forse l’errore fu fatto scientemente.

CidCampeador

Lun, 15/04/2019 - 19:56

la colpa quindi e' della magistratura che naturalmente e' come l'immacolata concezione

Ritratto di ottimoabbondante

ottimoabbondante

Mar, 16/04/2019 - 02:36

Di castronate la giustizia italiana ne é piena. Basta vedere con Corona. Alla fine é stato assolto, gli hanno restituito tutti i suoi soldi, anche quelli del controsoffitto. Lo hanno mandato a giudizio solo su indizi non corroborati da uno straccio di prova. Intanto s'é ciucciato 6 anni carcere. Qualcuno ha scritto a proposito: intanto subisci il processo se poi domostri di essere innocente, buon per te. Si credeva di essere in Unione Sovietica. Il reo non deve dimostrare alcunché: l'onere della prova spetta al pm. Se non ce ne sono, si archivia. Questo é lo stato di diritto.

Maura S.

Mar, 16/04/2019 - 08:06

Considerando che nei tribunali si applica la legge nel nome del popolo Italiano, allora perché non usare il sistema americano dove è veramente il popolo che decide. Tra l'altro la magistratura non è votata dal popolo sovrano.

maurizio50

Mar, 16/04/2019 - 08:43

@polonio210. E' il solito problema del pubblico dipendente che, anche se commette errori madornali, non paga mai dazio. Esiste per così dire una specie di intangibilità per il dipendente pubblico i cui errori, se emergono e solo se emergono, vengono addossati alla intera cittadinanza. Il colpevole non paga mai. Di chi il merito?? Lascio a Lei le conclusioni!!!!