Deve fare pipì ma non la fanno uscire, in ospedale dopo il test di medicina

È accaduto a una ragazza palermitana affetta da gravi problemi alle vie urinarie che ora ha denunciato la commissione

"Sequestrata" in aula per 40 minuti, al termine del test di medicina è stata costretta a correre in ospedale.

È accaduto a una giovane studentessa palermitana affetta da problemi alle vie urinarie. La diciannovenne - secondo quanto ha raccontato a PalermoToday dalla sorella maggiore - al termine del test, una volta ultimata e consegnata la prova, avrebbe chiesto di uscire subito per potere fare pipì. "Stava visibilmente male - ha spiegato la ragazza - ma le hanno detto che se fosse andata in bagno, le avrebbero annullato il test. Una specie di ricatto. Era infatti necessario attuare un piano per fare andare via i ragazzi. Hanno imposto la precedenza alle file laterali e poi via via verso il centro, dove era seduta lei".

Alle 13.40 la ragazza ha chiesto ai commissari di potersi recare alla toilette. L'ok sarebbe arrivato poco meno di un'ora dopo.

"La lunga attesa ha portato gravi conseguenze - prosegue la ragazza -, visto che una volta in bagno, mia sorella ha iniziato ad avere perdite di sangue, a causa di una cistite emorragica. L'ho portata al pronto soccorso per ricorrere alle cure dei sanitari. C'è un referto medico che parla chiaro. Oltre all'infezione alle vie urinarie dovuta al fatto che ha trattenuto la pipì più del dovuto, ci sono dei danni morali".

Non solo. Oltre al danno la beffa: la ragazza infatti all'inizio del test aveva consegnato il cellulare alla commissione, come prevede il "copione". Il suo cellulare, però, nel frattempo era "sparito - racconta la sorella maggiore -. Sono andata in questura e ho deciso di esporre denuncia contro l'università".

La famiglia si è rivolta, infatti, ai legali dell'associazione nazionale "Verità scomode" per chiedere il risarcimento dei danni alla commissione esaminatrice.