Donnarumma, 40 milioni per il portiere minorenne

Abramovich pronto a offrire 38 milioni per il portiere. Per Berlusconi il ragazzo rappresenta il futuro del club

A leggere le gazzette inglesi c'è da strabuzzare gli occhi. Sarebbero, qui il condizionale è d'obbligo, pronti, dalle parti di Londra, il Chelsea di Abramovich per intendersi, 30 milioni di sterline (pari a 38 milioni di euro) per convincere il Milan a privarsi del futuro e dei prodigi di Gigio Donnarumma. Non c'è bisogno di molti riassunti delle puntate precedenti per descriverne la parabola: 17 anni appena compiuti, portiere bambino scoperto da Mauro Bianchessi (onore al merito) del settore giovanile all'età di 14 anni e a rischio di clamorosa impopolarità spedito da Sinisa Mihajlovic a difendere la porta del Milan al posto di Diego Lopez, ex Real Madrid. Gigio è diventato il nuovo fenomeno del ruolo in Italia, capace di far accostare il proprio nome a quello prestigioso di Gigi Buffon addirittura del quale viene considerato l'erede più probabile. Naturalmente il Daily Mail, autore della «sparata», non sempre attendibile in materia di calcio-mercato, ha condizionato l'eventuale affare alla partenza - alla volta di Madrid - dell'attuale portiere Courtois, considerato dal Real il prossimo obiettivo numero uno. Alla sua giovanissima età Gigio Donnarumma, napoletano di stampo anglosassone, incapace di emozionarsi nemmeno nella notte del derby, è legato al Milan da un contratto della durata di tre anni (il massimo per un minorenne) destinato a un ritocco economico e a un rinnovo (fino al 2019) molto ricco (passerà dagli attuali 250mila euro di stipendio a quasi un milione più eventuali bonus), segno evidente della volontà del club di blindarlo e di conservarlo a dispetto di ogni tentazione (solo da maggiorenne potrà firmare contratti lunghi 5 anni). Donnarumma è considerato - Silvio Berlusconi dixit - il portiere del Milan per i prossimi dieci-quindici anni. Ha le caratteristiche tratteggiate dal presidente nella costruzione del prossimo team: è italiano, è giovanissimo, con Romagnoli costituisce quella spina dorsale che faticosamente sta prendendo corpo tra ritardi e risultati deludenti. Improbabile insomma che la «sparata» inglese possa trovare riscontro nel prossimo mercato. Anche perché l'eventuale cifra incassata potrebbe servire ad acquisire un terzo di Pogba, mezzo Cavani, un 30% di Messi o Cristiano Ronaldo. Non cambierebbe la vita economica e tecnica del club. Tra l'altro il Milan, che pure ha ceduto alle esigenze del bilancio con Sheva, Kakà, Ibrahimovic e Thiago Silva, non ha mai venduto i suoi gioielli in tenerissima età. Li ha scoperti, lanciati, fatti diventare stelle dell'orsa e poi, sul declinare delle rispettive carriere, dopo aver riscosso Coppe dei campioni e Palloni d'oro, li ha lasciati partire. Il sacrificio più doloroso è stato quello di Thiago Silva, era complicato all'epoca resistere all'offerta degli sceicchi, 42 milioni di euro cui si aggiunsero quelli ricavati dalla partenza, contemporanea, di Ibrahimovic.È anche vero che sempre il pluridecorato Milan, nella sua gloriosa cavalcata berlusconiana, non ha mai considerato il portiere un pilastro di cemento armato. All'inizio fu Gullit la prima pietra su cui venne costruito il gruppo affidato ad Arrigo Sacchi. Ne volete una conferma? Nell'anno della seconda Coppa campioni a Vienna col Benfica, il titolare in campionato divenne Andrea Pazzagli, prematuramente scomparso, vice di Giovanni Galli. Savicevic e Boban furono gli estri mutevoli messi in riga da Capello che godeva di una difesa d'acciaio e del record d'imbattibilità di Sebastiano Rossi, portiere guascone. Kakà, Rivaldo e Rui Costa, tutti insieme, divennero le muse e toccò a Carlo Ancelotti ricavarne il massimo della spettacolarità e del risultato grazie a una gestione perfetta di uomini e tattica. Per Sacchi l'unico insostituibile era il gioco, per Capello la ferrea organizzazione tattica, per Ancelotti l'armonia dello spogliatoio oltre che il palleggio. Quale sarà la caratteristica del prossimo Milan? Bella domanda. Italiano e di giovane età, questo è scontato, capace di tornare a giocare un calcio spettacolare e vincente per esaudire il dettato presidenziale. E allora Donnarumma, per la prima volta un portiere di talento garantito, sarà utile. E Antonio Conte, prossimo coach del Chelsea, dovrà cercarsi altrove un guardiapali. Franco Ordine

Commenti

massmil

Mer, 30/03/2016 - 16:42

povero Milan se vendiamo Donnarumma ci restano un gruppetto di brocchi e Bacca ... finito.