«Donne con pregi e difetti nelle mie foto senza tempo»

Un talento: a fine mese le sue immagini saranno pubblicate su 30 riviste cult di moda (a Newton non era successo...)

Ritratto di una perla rara nel panorama della fotografia di moda che difficilmente dà spazio ai talenti italiani: Brigitte Niedermair, che vive a Merano e lavora tra Milano, Parigi e New York, e che a fine mese vedrà pubblicate, contemporaneamente, su una trentina di Harper's Bazaar internazionali le sue immagini di moda - questo non è accaduto neppure a Helmut Newton - ha un nutrito portfolio. A cominciare dall'immagine della campagna pubblicitaria che nel 2005 ha scatenando ammirazione e polemiche in parti uguali. «L'ultima cena» realizzata per il marchio francese Marithé&François Girbaud - modelle in sostituzione degli apostoli - ha fatto il giro del mondo. Nata a Merano una quarantina d'anni fa, ha la verve di una ragazzina. Per capire che invece è una donna d'acciaio, mai disposta a scendere a compromessi sulla sua arte, bisogna andare oltre il suo sorriso e la sua pelle color latte, interrogare le sue fotografie. Immagini che spiazzano, che pongono domande. Non è un caso che l'autrice venga definita l'Irving Penn di oggi, in quanto come lui, uno dei fotografi più celebrati al mondo, ha uno stile lontano da tutto ciò che è inutilmente sperimentale. E questo non è sfuggito al più grande editore americano di periodici del mondo, Hearst Corporation, e soprattutto a Stephen Gan, fondatore e direttore creativo di V Magazine oltre che direttore artistico della rivista CR Fashion Book creata con Carine Roitfeld con cui Brigitte, da oltre tre anni, lavora. Essere stati scelti dalla donna che da ex direttore di Vogue Paris ha inventato il glamour ad alto tasso di erotismo, è un vero imprimatur di eccellenza professionale. La Roitfeld lascia alla Niedermair la possibilità di esprimersi con il linguaggio concettuale, armonioso ed elegante che la rende unica. Non per niente il suo curriculum annota campagne pubblicitarie per grandi marchi, ritratti di testimonial come Isabella Rossellini e Francecsa Neri, collaborazioni con il mensile Wallpaper e con molte altre testate. Ciò nonostante non ha mai tagliato il cordone ombelicale che la lega all'arte. A ottobre, al MAMbo di Bologna, esporrà 24 lavori, una riflessione sulla poetica del grande pittore Giorgio Morandi.

Da dove è partita?

«Dalla pittura dipingendo immagini legate al corpo, per cui ho trattato la fotografia come un sottoprodotto prima di capire la sua modernità e farla diventare uno dei mezzi espressivi che prediligo».

Cos'è la fotografia per lei?

«È luce, un momento irripetibile, sospeso».

C'è qualche freno?

«No, mi piace spingermi oltre i confini e mi piace la contaminazione fra diversi mondi: pittura, fotografia, video, design, installazioni».

E ora come fotografa?

«Uso il banco ottico e le pellicole 10x12. Quando scatto, nessuno può vedere nulla di ciò che faccio, neppure io. Non ci sono polaroid, né altri strumenti che possano svelare l'immagine che voglio ottenere».

Preferisce lavorare con modelle o persone comuni?

«L'importante è che possa trarre qualcosa d'interessante, che le renda poetiche e allo stesso tempo enigmatiche. Del resto quando guardi la Monna Lisa di Leonardo non sai se è bella o brutta. Le mie foto accarezzano le donne nella loro esistenziale verità: pregi e difetti».

Come si sta su un suo set?

«Impongo il silenzio, non si usano i cellulari e nessuno può fiatare. Ho bisogno della massima concentrazione, la stessa che esigo dal mio team» (anche Irving Penn non sopportava rumori, ndr)

Perché è difficile lavorare nella moda?

«Perché non c'è più nessuno che voglia rischiare. Si fanno sempre le stesse cose e si riproducono le stesse idee».

E Carine rischia?

«Sì, una volta che ha scelto un fotografo, ci crede e va avanti. Da artista come me, fa ricerca sull'antropologia della moda. È un onore lavorare con lei».

Qual è il tuo obiettivo?

«Una volta impostata la composizione, ottenere un'immagine senza tempo. Sono influenzata dalla pittura classica, da Giotto in poi, e non dal contemporaneo».

Perché si sente diversa dagli altri fotografi di moda?

«Io lavoro sul timeless, gli altri inseguono le stagioni».