E anche per la Borsa il buon bere fa bene Soprattutto ai conti

È un settore che non conosce crisi: Italia primo produttore al mondo Ma gli affari si fanno all'estero

Il vino piace e non conosce crisi e dunque, secondo uno studio di Mediobanca, chi ha investito nelle aziende del settore anche in Borsa ha fatto un buon affare. Dal gennaio 2001 l'indice dei titoli vinicoli è cresciuto del 336,5%. Il fenomeno del vino in Borsa però è prevalentemente internazionale con ottime performance ottenute dalle società quotate in Nord America (+447%) e in Francia (+74%). Mentre non altrettanto bene è andato il mercato australiano che ha ceduto il 17%, quello cileno (-30%) e quello cinese (-65%).

In Italia però, terra dei vini per eccellenza la prima quotazione di una società vinicola, Wine Brands, controllante della Giordano Vini, è avvenuta solo nello scorso mese di gennaio ma, dall'Ipo, il titolo è rimasto praticamente stabile. L'Italia infatti, è il primo produttore con una quota del 18,2% nel 2013, davanti a Spagna e Francia ma l'azienda vinicola resta ancora una cosa di «famiglia» o al massimo di «cooperativa». Al vertice della graduatoria per ricavi c'è il gruppo Cantine Riunite-Giv con 536 milioni di fatturato nel 2014. Al secondo posto c'è Caviro con 314 milioni, seguita dal comparto vini della Campari (209 milioni). Bene anche il gruppo Antinori con fatturato in crescita a 180 milioni (+4,8% sul 2013) che si colloca in quarta posizione davanti alla cooperativa Mezzacorona, quinta a 171 milioni (+5%). Il record di crescita spetta però alla forlivese Mgm che passa da 66 a 73 milioni (+10,1%), seguita da Ruffino che sale da 75 a 81 milioni (+8,4%). Lo studio, che ha considerato l'andamento di 122 società produttrici, con fatturato superiore ai 25 milioni di euro nel quadriennio 2009-2013, evidenzia però purtroppo la crescita modesta del settore, la peggiore degli ultimi anni e migliore solo rispetto a quella del 2009, quando le vendite calarono del 3,7%. A trainare il mercato, fortunatamente, c'è l'export con investimenti in forte espansione mentre in Italia le vendite sono rimaste stabili. Ed è stato proprio grazie alle vendite all'estero che il fatturato dei maggiori produttori è aumentato del 2,8%, trainando quello complessivo a un +1,4%. Quanto ai comparti a guidare la crescita ci sono le bollicine italiane, gli spumanti che fanno sempre più concorrenza agli champagne francesi e che hanno registrato un aumento di vendite del 4,1%. Gli spumanti, spiega il rapporto Mediobanca, «si confermano primi anche nella classifica degli investimenti, segnando un +58% rispetto al 2013». In generale comunque tutto il settore vinicolo è vivace, «con investimenti in crescita del 10%: un risultato ancora più significativo se paragonato alla contestuale contrazione dello 0,4% dell'intera economia». Quanto al futuro l'82% delle imprese non prevede un calo delle vendite per il 2015, «ma sono solo il 9% gli ottimisti che prevedono una buona annata, con crescita delle vendite superiore al 10%». Nell'insieme, sottolinea il centro studi, «prevale la prudenza e senza gli exploit del 2011 e 2012: il 50% ritiene di non poter aumentare le vendite del 2015 oltre il 5%». Tra le curiosità c'è il numero di ettolitri prodotti nel mondo pari a 287,6 milioni e anche alcune profilature sui bilanci. In Italia quelli più forti sono dei produttori di vino veneti, con la maggiore crescita di fatturato ed efficienza negli ultimi cinque anni. In Toscana invece i guadagni per ettolitro sono molto elevati grazie alla qualità del prodotto. Le società venete primeggiano soprattutto sotto il profilo reddituale (il ritorno sul capitale investito è al 9,3% contro il 6% nazionale) le toscane seguono per redditività ma vantano una maggiore solidità patrimoniale (debiti al 37% dei mezzi propri contro 76,7% nazionale) e una particolare propensione all'export (68% contro 50,2%).