Ecco come i cinesi usano il nostro marchio per arricchirsi

Una giornalista del Corriere della Sera ha scoperto un nuovo mercato cinese che ci danneggia notevolmente. Alcune ragazze rivendono online, a un prezzo conveniente, i vestiti griffati occidentali

Spopola il nuovo mercato cinese che "deruba l'Italia": tantissime ragazze che si spacciano per clienti entrano nelle boutique, provano alcuni capi e poi li rivendono online.

Lo racconta una giornalista del "Corriere della Sera" che ha osservato per alcuni giorni diverse ragazze cinesi in via Monte Napoleone. Entrano come normali clienti nei negozi migliori, scelgono una decina di abiti e si chiudono in camerino. Scattano foto ai capi, alle marche e ai prezzi, poi tramite Wechat (un sitema di messaggistica ndr) contattano i clienti in Cina. Se il modello non piace o la persona dall'altra parte del mondo vuole un altro colore, non c'è problema. La ragazza chiede gentilmente alla commessa di provare altri vestiti. E così via, fino a quando riescono a vendere i capi.

Questo è la nuova trovata cinese per comprare i nostri abiti griffati ad un prezzo conveniente. Infatti, alcune ragazze intervistate, confessano che gli stessi capi acquistati in Cina avrebbero un valore molto superiore. "Noi che entriamo nei negozi e contattiamo le nostre clienti, trattiamo sul prezzo. Se compro un vestito a 800 euro a loro lo rivendo a 940. In Cina lo pagherebbero molto di più, quindi con me fanno l'affare " - spiega una cinese che fa questo "lavoro".

Le giovani ragazze che lo fanno per mestiere si definiscono "buyer" e vendono nel loro Paese i vestiti griffati occidentali. "La maggioranza dei miei connazionali che conosco a Milano lo fa quotidianamente - racconta una ragazza cinese -. Guadagnano tanti soldi ed è molto semplice". Il business cinese ai danni nostri cresce talmente tanto ogni anno che alcuni venditori hanno deciso addirittura di aprire negozi online.

Commenti

macchiapam

Dom, 06/03/2016 - 17:59

Beh, alla fine però aiutano a vendere cose che altrimenti sarebbero rimaste lì...

gianrico45

Dom, 06/03/2016 - 19:42

Il danno quale sarebbe?

Raoul Pontalti

Dom, 06/03/2016 - 22:12

Il danno c'è per la verità ed è carico dell'importatore cinese, del rivenditore cinese e...del Fisco italiano! Perché queste signorine esercitano un'attività commerciale senza iscrizione alla camera di commercio, partita IVA, iscrizione all'INPS, etc. con evasione IVA, evasione IRPEF, evasione dei contributi previdenziali e chi più ne ha più ne metta.

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Lun, 07/03/2016 - 11:53

Quel che non è espressamente proibito... è permesso. Liberté, liberté cherie...

gianrico45

Mer, 09/03/2016 - 15:22

Raoul Pontalti Per quanto riguarda l'IVA il valore aggiunto che dovrebbero pagare viene aggiunto in Cina e lo stesso succede per l'IRPEF, chi si dovrebbe risentire sarebbe proprio la Cina,non l'Italia che con una vendita straordinaria incassa IRPEF ed IVA.