Viaggio tra i segreti dei motori dei velivoli militari

Alla scoperta del funzionamento dei propulsori. Da quelli della Seconda Guerra Mondiale a quelli degli Eurofighter. Segnati da un legame speciale con la Ferrari di Maranello

Difficile non far cadere l’occhio su quel motore con la grande scritta “Ferrari” incisa sopra. Siamo entrati nella sala motori dell'Accademia, certo, ma quella di aerei ed elicotteri. Cosa c’entra la Rossa?

Un motivo c’è. E passa da quel cavallino rampante che ha fatto la storia della casa automobilistica italiana. Che è diventato un simbolo d’Italia. Sulla parete d’ingresso della grande stanza che ospita le macchine in grado di far volare un aereo dalla Seconda Guerra mondiale ad oggi, c’è una piccola targa. “La storia del cavallino rampante - si legge nelle righe tratte dall’autobiografia di Enzo Ferrari - è semplice ed affascinante”. E per conoscerla non bisogna guardare alle praterie dove i cavalli corrono. Ma in alto.

Il cavallino, infatti, era dipinto sulla carlinga del caccia di Francesco Baracca, “l’asso degli assi della prima guerra mondiale”. Quando nel 1923 Ferrari vinse il primo circuito del Savio, incontrò il padre di Baracca. E con lui la madre. Fu lei a dirle: “Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante di mio figlio. Le porterà fortuna”. E così è stato.

Ad osservare bene, in effetti, se si guardano gli stemmi del 4° Stormo Caccia di Grosseto e del 9° Stormo Caccia Grazzanise, somigliano molto a quello dell’auto di Modena. Le differenze, però, ci sono eccome. Ogni pezzo all’interno di questa sorta di museo dei motori ha una specificità. Racconta l’evoluzione tecnologica che ha permesso agli aerei militari di diventare quelli di quinta generazione che conosciamo oggi.

Il Maresciallo che ci guida in questa scoperta, ci mostra allora il motore RB199, usato principalmente sugli aerei militari "Tornado". Con conoscenza invidiabile, descrive le singole componenti “dell’unico motore tri-albero”. In testa ci sono i tre compressori di alta, media e bassa pressione che hanno lo scopo di comprimere l’aria e portarla in camera di combustione. Poi l’aria esce dalla camera di combustione ed arriva alle tre turbine, che forniscono l'energia necessaria a far lavorare i compressori. Subito dopo si giunge alla zona post-combustione dove, con l’aria fredda ed altro combustibile, si riesce a produrre ulteriore potenza. Infine, il cono di scarico da cui l’aria esce con una velocità tale da far alzare in volo il velivolo. (guarda qui il video)

Poco distante si può osservare ed azionare il motore EJ200, tutt’ora montato sugli Eurofighter ancora pienamente operativi nelle zone di conflitto. Il funzionamento è simile a quello descritto in precedenza, anche se mantiene - ovviamente - proprie specificità. (guarda qui il video)

Tra passato e futuro poi, tra Enzo Ferrari e Francesco Baracca, non poteva mancare uno sguardo ai motori sorti subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il conflitto dopo il quale le battaglie nei cieli cominciarono ad assumere sempre più un’importanza strategica. I propulsori che il Maresciallo ci mostra, svelano come venne inventato il primo motore sovralimentato, tecnologia fondamentale per permettere all’aereo di migliorare le sue prestazioni in base alla quota raggiunta. E’ quella che oggi chiamiamo turbina: veniva aspirata aria, inviata a dare energia ad un compressore che forniva maggiore alimentazione al motore. Questo anche a quote in cui la densità dell’aria diminuisce. (guarda qui il video)

Infine, un elicottero militare. Pure l’ala rotante ha una sua specificità, tra compressione di aria, turbine e pale capaci di portare in alto una macchina tanto spettacolare. Come tutte. (guarda qui il video)

Come i Tornado, come gli Eurofighter. E, in fondo, come la Ferrari. Che dei caccia è in qualche modo erede.

Commenti

marcosabelli

Mar, 29/09/2015 - 11:48

Cosa c'entri la ferrari coi motori d'aereo è un mistero. Gli aerei italiani della 2a guerra mondiale, erano tutti scadenti proprio per insufficiente potenza dei motori, si ovviò comprando motori mercedes in germania, e successivamente costruendoli in Italia su licenza. L'aereo a reazione è stato inventato sempre in Germania e furono i tedeschi a mettere in linea il primo caccia a reazione nel 1944 il famoso Messerschmitt 262.