Ecco tutti i segretidei parrucchieri dei vip

In un libro Jill Vergottini, erede di una dinastia di coiffeur dei divi, svela i retroscena delle acconciature che hanno fatto epoca, dal "caschetto d'oro" di Caterina Caselli allo stile di Raffaella Carrà

Alle donne toccate tutto, ma non i capelli. Arruffati, morbidi, mutevoli, sono appendici della loro mente. Eppure le donne spesso hanno un rapporto tormentato con la propria acconciatura, alcune trascurano questo aspetto del look. Non tutte quelle che hanno una borsa griffata o un vestito glamour, d'altra parte, vanno da un parrucchiere "di fama". "Portereste un falso Cartier?" è la domanda che fa alla donne, clienti e no, Jill Vergottini nel suo libro Mi raccomando la frangia. Come scegliere il perfetto parrucchiere (Add editore).
Jill Marie Luise Vergottini è "figlia, nipote e pronipote di parrucchieri, orgogliosa della storia di famiglia". Porta avanti una tradizione che negli anni '60 e '70 ha dominato la moda italiana. Da Raffaella Carrà a Caterina Caselli "caschetto d'oro", le mani dei Vergottini hanno fatto di molti volti dello spettacolo veri personaggi. Tra un aneddoto sull'arte del taglio, un segreto su tinte e pieghe e un consiglio su come si sceglie lo stile perfetto, è proprio il capitolo sui clienti divi quello più curioso.
"1966, XVI Festival della Canzone Italiana, al secondo posto si piazza Nessuno mi può giudicare. Caterina Caselli si presenta con un'acconciatura bionda a caschetto meritandosi il soprannome 'casco d'oro' che la accompagnerà per tutta la carriera. Quel taglio era stato ideato appositamente per lei dai Vergottini. È il nostro momento d'oro. Per La freccia nera Loretta Goggi sfoggia una testa meravigliosa e assolutamente all'avanguardia. Il debutto del caschetto 'che torna sempre a posto' è nel programma Io Agata e tu del 1969. L'impostazione c'è già ma i capelli non sono ancora di quel biondo che tutti conosciamo, perché in realtà i capelli di Raffaella Carrà sono scuri e ricci: 'Avevo il complesso dei capelli ricci. Poi arrivò Vergottini, che li tagliò e li stirò. Mi ha salvato', dice".
Cosa sarebbe Raffaella senza il suo caschetto? Ancora amarcord: "Nel 1979 venne al salone una non ancora famosissima soubrette statunitense da pochi anni in Italia, mandata dal produttore televisivo di un popolarissimo show del sabato sera. Capelli lunghissimi e biondissimi. Ricordo come se fosse oggi che, finita l'applicazione del colore (non erano passati dieci minuti), cominciò a urlare correndo per il negozio come una pazza. Penso che la sensazione di quando tingi i capelli con un ossigeno alto non sia esattamente gradevole in quanto la cute un po' brucia, ma tutto sommato sono 40 minuti. Mio padre era bianco come un morto, il personale ammutolito, le clienti che non sapevano chi fosse - la trasmissione sarebbe iniziata il sabato successivo - ci guardavano sbigottite. Lei si mise a piangere come una bambina di cinque anni amorevolmente accudita dal produttore che l'aveva accompagnata". E ancora Sanreno: "Non molti anni fa io e mia zia Marisa abbiamo dedicato molto tempo e pazienza a preparare il nuovo look di una 'famosissima' cantante per il Festival. Sai che quanto ricevi economicamente (e spesso anche no) non ripaga mai il tempo che impieghi, ma il ritorno a livello mediatico è altissimo. E infatti lei arrivò ultima ma il suo nuovo look ebbe un'eco incredibile, l'impronta Vergottini era talmente palese...".