Enrico Lucci: "Sono comunista ma non nostalgico"

Lucci non rimpiange gli anni della militanza comunista e della sinistra dice: "Ha buttato via il passato". Cosa domina oggi? "Il conformismo"

Dalla sezione Lenin di Ariccia all'università La Sapienza dove è entrato nel movimento studentesco della Pantera. Per Enrico Lucci, storico conduttore della trasmissione "Le Iene", arrivò rapidamente la delusione: "La verità è che spaccare tutto per non cambiare niente e tornare poi a casetta da mamma e papà era molto comodo. Di strategie intelligenti per contrastare il potere neanche l’ombra. Stavo perdendo tempo. A dicembre mi laureai e non li vidi più".

Lucci si racconta in una lunga intervista di Malcolm Pagani al Fatto quotidiano. Non teme di qualificarsi come comunista e ideologico: "L'ideologia è una cosa meravigliosa".

"E' drammatico che gli intellettuali di Roma centro e i moderni eredi del Pci non abbiano difeso il loro patrimonio quando è crollato tutto. Veltroni pensava a raccogliere per L’Unità le figurine Panini e andava a dire in giro: ‘Non sono mai stato comunista’. Ma che sei scemo? Dì che le cose sono cambiate, che è inutile rimpiangere, ma non buttare via tutto senza rispetto".

"Il mio mito era Gino Cesaroni, l’ex sindaco comunista di Genzano, anche detta la piccola Mosca. Un contadino analfabeta che era diventato colto e aveva letto più libri di me e di lei messi insieme. Un uomo concreto che aveva fatto costruire il primo asilo nido del paese e il palazzetto dello sport. Cose che migliorano la vita alla gente. Perché a questo dovrebbe servire la politica: a migliorare la vita alla gente. Per me il socialismo era aprire la biblioteca per farci studiare i fuorisede".

Il mattatore delle Iene si è lasciato alle spalle gli anni di militanza da un pezzo e con essi anche gli ideali rivoluzionari: adesso, Lucci, alla soglia dei 52 anni, non sembra concerdersi alcuna speranza di cambiamento:

"(Domina) il conformismo. Oggi sò tutti liberali o anarchici che praticamente significa che stanno con una chiappa di qua e una di là. I giornalisti di sinistra si ritengono liberal perché vestono la stessa camicia bianca dei liberal americani. È tutta estetica. Ma le conquiste non sono arrivate con un pranzo a L’Ultima Spiaggia e per cambiare la storia ti devi sporcare le mani. Nel contrasto, anche violento. Perché la storia si fa anche così. Con le mazzate."

Le sue idee politiche sono in netto contrasto rispetto a quelle del suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi. Eppure, nonostante le visioni divergenti, la iena non manca di riconoscergli grandi doti umane e imprenditoriali:

"Un imprenditore strepitoso che capì con 30 anni di anticipo dove stava andando la società italiana mentre quelli di sinistra presenziavano ai cocktail. Un visionario e un pessimo politico. (...) Fica. Pallone. Tra i più simpatici di sempre. Lo vedi e capisci perché tra mille stronzi supponenti e conformisti di sinistra, qualcuno alla fine si sia buttato a destra."

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Commenti

nunavut

Lun, 15/02/2016 - 14:43

Perché la storia si fa così .Anche con le mazzate.Complimenti,che le mazzate provengano dalla Dx o dalla SX,sempre mazzate sono una violenza per poter imporre la propria idea a tutti i costi.Se tutti ragionassero in quel modo quanta gente girerebbe per le strade con gli occhiaie blu. É con l'efficacia,l'intelligenza e l'onesta che si costruisce un paese altro che con le mazzate.

Rossana Rossi

Lun, 15/02/2016 - 16:21

Un po' troppi giri di parole per riconoscere il fallimento di un'ideologia che oramai permane solo in quelli che non hanno cervello........e i fatti lo dimostrano............

marco.olt

Mar, 16/02/2016 - 12:14

Quel che conta sono le realizzazioni, le idee ci permettono di tracciare la via e quella utopica tracciata da certi sxxxxxxxxxi (fatta di accoglienza e pace con le bestie feroci e di stupro del nostro sistema) porta direttamente nella fogna.