Esselunga, Marchetti nominato nuovo presidente Supermarkets Italiani

Stop per ora alla vendita di Esselunga e nomina di Piergaetano Marchetti alla presidenza di Supermarkets Italiani al posto dello scomparso Bernardo Caprotti

Stop per ora alla vendita di Esselunga e nomina di Piergaetano Marchetti alla presidenza di Supermarkets Italiani al posto dello scomparso Bernardo Caprotti. Queste le delibere prese oggi dal consiglio di amministrazione di Supermarkets Italiani riunitosi a Milano. Il cda, scrive una nota, ha deliberato "in considerazione della scomparsa del dottor Bernardo Caprotti di non dar corso, allo stato, a operazioni relative alla controllata Esselunga". Dunque per il momento viene accantonata l'ide adi vendere o di cedere una parte del gruppo. Controllata dalla holding Supermakets Italiani, la società fondata da Caprotti nel 1957 detiene adesso il 9% circa delle vendite di supermercati e ipermercati italiani. Dal primo ’negoziò fondato in viale Regina a Milano, Esselunga è arrivata a detenere 150 punti vendita dislocati soprattutto nel nord e nel centro Italia (Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, fino al recente sbarco nel Lazio). Con quasi 22mila dipendenti, il gruppo ha archiviato il 2007 con un fatturato oltre 7 miliardi di euro. Campali le battaglie sostenute da Caprotti nel corso della sua vita, all’esterno (soprattutto contro i ’rivalì della Coop) e all’interno, nel seno della propria famiglia per il controllo stesso della società. Nel suo libro ’Falce e carrellò, Caprotti ha sintetizzato la lunga guerra, commerciale e giudiziaria, contro le ’cooperative rossè che lui accusava di concorrenza sleale e di aver impedito l’espansione dei suoi supermercati in diverse regioni. Sposato con Giuliana Albera, dalla quale ha avuto la figlia Marina, il patron dell’Esselunga aveva altri due figli di primo letto, Giuseppe e Violetta. Con loro due è andata in scena un’interminabile saga giudiziaria che, al momento della morte, non si era ancora conclusa: i figli avevano fatto causa al padre per rientrare in possesso delle quote della società che lo stesso Caprotti aveva donato loro, per poi revocarle in un secondo momento. La battaglia ha visto Giuseppe e Violetta sconfitti in Cassazione, ma sulla vicenda pende un ricorso presentato nuovamente dai figli.