Catania, riaperto l'aeroporto dopo lo stop per eruzione Etna

Da mercoledì il vulcano più alto d'Europa è in significativa attività tra eruzioni ed esplosioni: 7 feriti giovedì scorso. Oggi l'aeroporto di Catania ha riaperto, dopo la chiusura causata dalle ceneri in atmosfera

L'Etna non si placa, ma dopo quattro giorni di significativa attività del vulcano, l'aeroporto di Catania ha riaperto alle 12 di oggi.

L'Unità di Crisi si è riunita alle 11 per valutare la situazione e ha deciso di riaprire l'aeroporto "Fontanarossa" di Catania, precedentemente chiuso fino alle 12 a causa del "permanere della fase eruttiva dell'Etna accompagnata dall'emissione di una consistente quantità di cenere in atmosfera".

"All'alba di stamani - si legge in una nota della Sac, la società che gestisce lo scalo - le spazzatrici hanno ripulito la pista dalla cenere lavica caduta in nottata ma la situazione resta critica". I voli in arrivo e partenza erano stati dirottati. Era sempre rimasto aperto, invece, lo scalo di Comiso.

Dopo quattro giorni consecutivi di significativa attività del vulcano, giovedì 16 marzo si è verificata un'esplosione freato-magmatica in località Belvedere (bordo occidentale della Valle del Bove, lontano dai centri abitati), a circa 2700 metri di quota sul mare. "L'esplosione è avvenuta in corrispondenza del fronte della colata di lava - rende noto l'Ingv, sezione di Catania - che emerge da una bocca posta alla base del Nuovo Cratere di Sud-Est, a circa 3200 metri di quota sul mare".

"Attualmente la lava avanza con una temperatura superiore ai 1000 gradi centigradi in una zona ricoperta di neve. La neve, al contatto con la lava, tende a sciogliersi, formando delle pozze d'acqua che possono venire ricoperte dalla lava in avanzamento - ha spiegato l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - "L'acqua sotto la colata lavica tende a vaporizzare e può causare esplosioni freato-magmatiche come quella avvenuta oggi".

Nell'esplosione di giovedì sono rimaste ferite 7 persone tra turisti, due guide, vulcanologi e una giornalista della Bbc. "È stato un evento assolutamente non prevedibile" ha assicurato il geologo Carlo Cassaniti, consulente del sindaco di Nicolosi per la Protezione Civile comunale, dopo un sopralluogo sull'Etna "A 2700 metri, dove è possibile fare escursioni con le guide vulcanologiche, si è verificato un fenomeno non molto frequente. La colata lavica ad altissima temperatura - può anche raggiungere i mille gradi, ma saranno stati 500/600 - è entrata in contatto con la massa d'acqua perché lì c'era la neve". "C'è stata anche molta paura - ha spiegato il geologo - perché le esplosioni sono state tre, di cui due più piccole e la terza molto più violenta e, soprattutto, rumorosa".

"Non mi era mai successo - ha detto all'Adnkronos il sindaco di Nicolosi, Antonino Borzì - Stiamo emettendo un'ordinanza per permettere le visite ora a 200 metri sotto il punto, dove è successo l'evento. Lì c'è la neve, ma non c'è la colata lavica e quindi si può guardare lo spettacolo da lontano in tutta sicurezza".

Dopo l'esplosione di giovedì 16, nella giornata successiva sono state registrate due nuove esplosioni sull'Etna. Secondo quanto riferisce l'Ingv di Catania, alle prime ore di venerdì, per l'esattezza 57 minuti dopo la mezzanotte, "una nuova esplosione freato-magmatica è avvenuta sul vulcano siciliano, nella zona in cui la colata lavica sta tracimando all'interno della Valle del Bove". "Il meccanismo di innesco dell'esplosione potrebbe essere stato simile a quello occorso giovedì in zona Belvedere, a circa 2700 metri di quota", fanno sapere gli esperti dell'Ingv.

Il fenomeno si è ripetuto lungo la parete della Valle del Bove anche attorno alle 9.15 di venerdì 17. La colata che è emersa dalla bocca apertasi nel nuovo cratere di Sud-est era bene alimentata e il fronte più avanzato ha superato il Belvedere. Dal cratere era presente un'attività stromboliana, con fontane di lava, boati e emissione di cenere, per cui, in via precauzionale, è stato emesso un Vona Red, un allerta rosso, per gli spazi aerei. Il personale dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia continua a monitorare l'evoluzione dei fenomeni.

Continuano, intanto, con livelli leggermente più bassi le emissioni di cenere nell'atmosfera e l'attività stromboliana del vulcano più alto d'Europa.