La famiglia Poggi: "Chiara, ce l'hai fatta"

I genitori della ragazza uccisa a Garlasco: "Volevamo la giustizia e dopo sette anni è arrivata, non abbiamo mai mollato"

"Ora guarderò Chiara e le dirò ce l’hai fatta". A parlare è Rita Poggi, la madre di Chiara, dopo la sentenza di condanna a 16 anni di carcere per Alberto Stasi.

A chi le chiedeva se avesse guardato Stasi dopo il verdetto, la donna ha risposto: "Non ho guardato, ho ascoltato e basta. Volevamo la giustizia e dopo sette anni è arrivata, non abbiamo mai mollato". Accanto a lei c'era il marito Giuseppe che ha voluto ringraziare i legali di parte civile, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, e tutto il pool legale: "Chiara era diventata anche la loro figlia, non solo la nostra". 

"Per noi è stata un’esperienza, più che professionale, umana", ha aggiunto l’avvocato Tizzoni, "Abbiamo conosciuto una famiglia eccezionale e lavorato con persone incredibili". Il legale ha anche evidenziato il lavoro della procura generale che "ha fatto un grande sforzo e questo è il risultato che noi avevamo atteso, ci interessava la verità per Chiara e oggi ci hanno dato una risposta". L’avvocato infine ha spiegato che "a noi l’entità della pena non interessava, come non ci interessava il risarcimento economico, ma soltanto la verità".

Commenti
Ritratto di bergat

bergat

Gio, 18/12/2014 - 08:47

Una sentenza che non certo riporta in vita Chiara. Non so come possa gioire la madre, del fatto che Stasi sia stato condannato, non avendo nessun processo finora trovato delle prove che lo accusino con certezza al di la di ogni ragionevole dubbio o ipotesi. C'era molta più giustizia tra barbari.

Ritratto di stock47

stock47

Gio, 18/12/2014 - 12:13

Roba da matti! Crede che ha ancora un "rapporto" con la figlia condannando il suo ragazzo, senza che ci siano prove della sua colpevolezza!

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Gio, 18/12/2014 - 14:39

La megera rideva per via del milione di euro estorti a un innocente. Un cristiano coraggioso che "Anche se giura a suo danno non cambia", infatti l'accusa ha provato solo che Alberto si è cambiato le scarpe. Che è cosa ben diversa da un omicidio. La sentenza fu letta da una femmina e questa è la prova che il sesso debole non è idoneo ad amministrare la giustizia, com'era prima degli anni di piombo.