Ferrara, orari assurdi per mamma di una bimba disabile: azienda condannata

La lavoratrice non era più in grado di accudire la figlia più piccola, portatrice di handicap e gravemente malata. Il giudice ha condannato la società bennet spa a a cambiare i turni alla donna, oltre al risarcimento danni

Una sentenza che farà sicuramente giurisprudenza quella che ha emesso pochi giorni fa il tribunale di Ferrara che ha dato ragione ad una lavoratrice di un'azienda operante nel settore della grande distribuzione, la bennet spa. La donna aveva intentato una causa nei confronti di bennet dopo che nel 2017, al rientro dalla sua seconda maternità, non era più in grado di assistere la figlia più piccola, portatrice di handicap e gravemente malata, in quanto i suoi datori di lavoro le avevano imposto dei turni volutamente disagevoli e punitivi, contornati da orari assurdi e senza che ve ne fosse la reale necessità.

La donna non si è data per vinta neanche quando la società, facendo orecchie da mercante, aveva ignorato le lettere di diffida dei suoi legali, continuando imperterrita a mantenere i turni disagevoli (riconosciuti peraltro come tali anche dai colleghi della signora). Nel febbraio dello scorso anno il ricorso al tribunale di Ferrara, che ha portato una settimana fa alla sentenza favorevole alla parte ricorrente: il giudice del lavoro ha infatti accolto pienamente le sue richieste, condannando parte resistente al risarcimento danni per il trattamento discriminatorio e all'obbligo di far fare alla signora (che nel frattempo aveva continuato a lavorare regolarmente), orari che tengano finalmente conto delle sue esigenze.

Maria Lisa Cavallini, segretario della Filcams Cgil, ha commentato così la decisone del tribunale di Ferrara: "Questa sentenza rappresenta un passo importante per i diritti delle lavoratrici. Soprattutto in questi anni in cui le donne non solo non riescono a conciliare i tempi del lavoro con quelli della vita ma hanno una retribuzione diversa da quella degli uomini. Il verdetto – continua – permetterà a questa dipendente di continuare a lavorare. E questa donna potrà farlo anche grazie alla propria forza di volontà e alla decisione di non arrendersi nella battaglia per i propri diritti".

La stessa azienda ha peraltro diversi precedenti alle spalle: nel giugno del 2017 ad esempio, il direttore operativo della stessa è stato condannato dal tribunale di Como a 6 mesi di reclusione per violenza privata: in concorso con altri aveva costretto una cassiera a spogliarsi, accusandola di aver rubato dei soldi e chiedendone le dimissioni.

Commenti

cgf

Gio, 31/01/2019 - 12:20

A quella signora forse arriverà la richiesta di trasferimento, trasferimento e non licenziamento, giungono voci che a Cento siano in esubero.