Fidanzati uccisi sull'Aurelia. Il pirata della strada confessa

Fidanzati uccisi a Santa Severa, Civitavecchia. Confessa Moreno Polidori, 46 anni, l’assassino alla guida di un Suv risultato positivo all’esame etilico e al narcotest

Fidanzati uccisi a Santa Severa, Civitavecchia. Confessa Moreno Polidori, 46 anni, l’assassino alla guida di un Suv risultato positivo all’esame etilico e al narcotest. “Ho avuto paura” le sue parole. Adesso l’uomo è tra i primi in Italia a essere accusato di omicidio stradale plurimo aggravato dall’assunzione di sostanze stupefacenti e dalla fuga senza prestare soccorso. “Rischia minimo 20 anni di carcere” spiegano i carabinieri. Una storia a dir poco tragica accaduta l’altra notte sulla via Aurelia. Matteo Carta, 25 anni e Alessandra Grande, 22 anni, fanno i baristi. Lei, in particolare, gestisce il bar Haiti nella piccola località balneare. Lui lavora al suo fianco da tre anni. Hanno appena abbassato la saracinesca e hanno solo voglia di andare a riposare. Sono passate le 2,30 del mattino di martedì quando accendono il motorino per tornare a casa. Moreno, giardiniere in una ditta di Viterbo, invece ha appena passato la serata con i suoi amici: alcol e cocaina. A una certa ora gira la chiave del grande mezzo aziendale e si mette alla guida nonostante non si regga in piedi. Al chilometro 53 della strada statale, in direzione del porto di Civitavecchia, l’uomo sorpassa un’auto invadendo completamente la corsia opposta. Matteo e Alessandra non hanno nemmeno il tempo di gettarsi giù dal motorino quando su di loro piomba a una velocità impressionante il Suv Kia Sorento guidato da Polidori. L’impatto è fortissimo tanto che dello scooter non restano che pochi pezzi. Semidistrutto anche il fuoristrada, che si ferma 100 metri dopo contro la siepe di un villino sul lato opposto. Le portiere sono incastrate, Polidori esce dal finestrino e si da alla fuga. I ragazzi sono a terra agonizzanti, li soccorre l’unico testimone. L’uomo al volante della Kia, invece, torna a casa e si mette a letto. L’idea e quella di denunciare il furto del Suv e farla franca. Così, quando i carabinieri del reparto operativo di Civitavecchia suonano al campanello della sua abitazione, Polidori fa finta di nulla. “Sono andato a dormire alle 21,30” dice. Il Suv, secondo una prima versione, sarebbe stato rubato la sera.

Dichiarazioni che non convincono affatto gli uomini del capitano Piero Orlando che, assieme al sostituto procuratore del Tribunale di Civitavecchia, Lorenzo Del Giudice, avviano indagini serratissime. La cittadina balneare è sconvolta per la notizia dei due ragazzi morti ore prima. Nel frattempo gli uomini del Ris, il Reparto Investigativo Scientifico dell’Arma, sono al lavoro. Sul cancello dell’abitazione su cui si è schiantato il Suv ci sono tracce di sangue appartenente a Polidori. L’uomo si sarebbe ferito nel tentativo di scavalcare la recinzione della villa e raggiungere la strada. Riscontri tra la versione del testimone chiave e di alcune telecamere della zona fanno il resto. La versione del giardiniere, d’altro canto, non convince. “Era visibilmente sconvolto - spiega ancora il capitano Orlando -, aveva un forte alito vinoso anche se non presentava lesioni compatibili con quelle relative a un incidente stradale di una certa gravità come quello accaduto”. Atri testimoni giurano di averlo visto ben oltre l’orario dichiarato dallo stesso indagato. Scatta il fermo di pg. L’uomo viene sottoposto agli esami tossicologici risultando positivo sia a quello etilico che a quello che rileva l’assunzione di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina. Durante la perquisizione della sua abitazione spuntano gli indumenti indossati la notte prima, intrisi del sangue delle vittime. All’uomo non resta altro che confessare. Una confessione messa nero su bianco nella caserma dei carabinieri di Santa Severa, piena di particolari, nonostante lo stato psicofisico dell’uomo. Dettagli fondamentali per ricostruire esattamente la dinamica del tragico incidente.

Le accuse formalizzate dal gip poco prima dell’arrivo in carcere sono relative ai reati di omicidio stradale plurimo pluriaggravato e fuga a seguito di omicidio stradale. Destino tragico: a poche centinaia di metri dal luogo del duplice omicidio, anni addietro Polidori aveva perduto il fratello, investito da una macchina mentre era in sella a una bicicletta. Per il giardiniere reo confesso il suo legale, l’avvocato Annalisa di Gennaro, ha chiesto gli arresti domiciliari. Secondo il legale il pirata della strada si sarebbe preso le sue responsabilità escludendo il pericolo di inquinamento delle prove. Richiesta sulla quale il giudice si sarebbe riservato di prendere una decisione a breve. Sempre secondo il difensore Polidori avrebbe detto agli inquirenti che quella notte, mentre percorreva l’Aurelia, si è trovato davanti un’auto che andava a bassissima velocità. Sorpassandola avrebbe preso in pieno i due ragazzi, credendo però di aver colpito una macchina in senso contrario. Preoccupato per l’auto che non gli apparteneva avrebbe deciso di andare a casa. Raggiunto dai carabinieri avrebbe inventato una scusa per non assumersi le responsabilità materiali dei danni. Sempre secondo il racconto dell’uomo lo stesso non si sarebbe accorto di aver investito i ragazzi che, tra l’altro, conosceva bene. Il giorno stesso avrebbe bevuto un drink servito proprio da Alessandra. Non è escluso che per l’uomo non si proceda con rito abbreviato.

Commenti

BiBi39

Ven, 01/07/2016 - 00:26

"... indumenti intrisi del sangue delle vittime"..? Ma se scrivete che non si e' neppure fermato, come e' possibile?