Fiera di Roma, Marino dove va? Prima nomina l'ad, poi lo liquida

Meno di tre mesi fa, il sindaco di Roma aveva scelto Carlo Paris come amministratore delegato. Ora lo vorrebbe licenziare

Continuano le peripezie della sinistra capitolina sulla Nuova Fiera di Roma. Se la creazione della fiera può esser definita un flop dell'era Veltroni, l'attuale gestione degli eventi rappresenta l'ennesimo fiasco dell'amministrazione Marino.

Il sindaco di Roma, infatti, ha chiesto le dimissioni di Carlo Paris, ovvero l'amministratore delegato di Investimenti spa, la società alla quale fa capo la Fiera di Roma. Paris, in compenso, ha risposto picche. La cosa interessante, in questo gioco di richiesta di dimissioni e di "niet", è che Marino stesso aveva indicato in Paris il nuovo amministratore delegato di Investimenti spa. Questo succedeva meno di tre mesi fa. In tre mesi sembrerebbe che tutto sua cambiato. Paris non va più bene a Marino, che evidentemente non sa come trovare una soluzione ai 180 milioni di debito complessivo, ai 30 milioni di oneri passivi pagati alle banche e alle centinaia di posti di lavoro a rischio tra dipendenti ed aziende dell'indotto.

O, meglio, una soluzione ci sarebbe, ma evidentemente Marino non la vuole mettere in pratica. Basterebbe infatti che il Comune di Roma (che è anche socio di Fiera) approvasse in consiglio comunale la delibera di giunta che permetterebbe la vendita del vecchio quartiere fieristico. Così si appianerebbe, seppur con 10 anni di ritardo, gran parte dei debiti.

Ma se anche si giungesse a questa soluzione in tempi brevi, i soci (ovvero Comune, Regione e Camera di Commercio) dovranno anche farsi carico del problema degli attuali vertici operativi sotto la cui guida, evidentemente poco lungimirante, il fatturato dell’attività è comunque crollato dai quasi 40 milioni di euro ai 20 (scarsi) del 2014. Sotto la guida dell'attuale Au Mauro Mannocchi, presidente di Confartigianato Roma, la situazione è talmente precipitata che il 23 marzo scorso Fiera Roma ha presentato la richiesta di concordato in bianco e la (quasi) contemporanea richiesta di mobilità per 23 lavoratori. Concretamente, ciò significa che gli amministratori pubblici sperperano, mentre le aziende e i lavoratori devono pagare il conto.

I lavoratori della Nuova Fiera, inoltre, minacciano nuove forme di protesta che potrebbero arrivare a impedire lo svolgimento di Eular, il congresso mondiale dei medici reumatologi, che vedrà partecipare tra i 15 e i 20mila medici da tutto il mondo. Insomma, Marino la figuraccia l'ha già fatta. Ora, se non si trova una soluzione, rischia di farla fare non solo Roma, ma anche tutta l'Italia.

Commenti

VittorioMar

Lun, 04/05/2015 - 18:11

La coerenza è il suo forte!!

FRANZJOSEFF

Lun, 04/05/2015 - 18:29

DOVE VA? CON LA SUA MACCHINA A POSTEGGIARE.