Finisce il mondo, se ne riparla a settembre: è l'«Agostalisse»

Il weekend in cui il Paese chiude per ferie. Iniziano le settimane in cui è consentito rimandare tutto

Preparatevi, domani è l'Armageddon. Cioè, l'Apocalisse. Anzi, l'Agostalisse. Quella fine del mondo (temporanea) che si verifica ogni anno all'inizio di agosto. E che assume ancora di più il senso di una cesura quando, come in questo 2016 che quanto ad angosce millenariste certo non ci va giù leggero, il 31 luglio coincide con una domenica. Due scansioni del calendario che congiurano a creare un muro tra la terra dell'efficienza e quella della proroga socialmente accettabile.

L'Agostalisse è una fine del mondo pacioccona, che non mette paura. Un enorme cartello di lavori in corso affisso sul mondo intero. Una scusa pagabile al portatore. Un grande alleato dei pigri, dei temporeggiatori, degli affannati, dei debitori, degli italiani perché no. Se l'Armageddon indica il luogo dove, secondo il Nuovo Testamento, si svolge la battaglia definitiva tra i re della Terra, a ciò convocati da tre loschi spiritacci, e il Dio del bene, l'Agostalisse si colloca più agevolmente su un'autostrada zeppa di utilitarie come di sardine una lattina; oppure su una spiaggia accalorata e sudaticcia. Nessuna battaglia cruenta, solo un «volemose bene» universale, una enorme parentesi rosa tra le parole «dobbiamo» e «parlarne».

Siamo sinceri. Chi non ha mai approfittato di quella grande moratoria internazionale che scocca alla mezzanotte del 31 luglio e si conclude di solito allo scoccare del 1° settembre ponti permettendo? Chi non ha mai beneficiato di quella grande sospensione dei diritti umani per cui però nessuno si rivolge ad Amnesty International (semmai ad Amnesy International)? Agosto è uno dei capisaldi della nostra società, una parola che da sola significa improbabilità, latitanza. Evviva l'Agostalisse, quella grande moratoria universale che consente di rinviare qualsiasi problema, qualsiasi pensiero, qualsiasi debito. Che ci dà agio di liberarci con una piroetta verbale dello scocciatore, del creditore, del capufficio, della suocera, del collega. Una bolla spazio-temporale nella quale accoccolarsi amnioticamente, perché nessuno, in particolare in Italia, vorrà mai mettere in discussione il dogma dell'Agostalisse. Il mantra è: riparliamone dopo l'estate, dopo agosto. Se il mondo ci sarà ancora. E se ci sarà, pazienza: basta aspettare un altro anno e sarà di nuovo fine del mondo. Per ora...

Commenti

Opaline67

Sab, 30/07/2016 - 10:05

Appropriato "AGOSTALISSE". L'ho sempre pensato e non è certo prerogativa di un paese civile neppure questo.