Fondazione Rosselli, un buco da 3 milioni È un altro Grinzane?

A Torino c'è già chi lo definisce un nuovo caso Grinzane, lo scandalo che ha portato alla condanna del patron-fondatore del premio letterario Giuliano Soria. Per ora, per la Fondazione Rosselli, think tank torinese legato all'area dell'azionismo-socialismo cittadino, c'è un buco che sfiora i tre milioni di euro. Carte, conti e documenti sono nelle mani degli ispettori della Prefettura. Ci sono stati licenziamenti dei dipendenti (da dieci sono stati ridotti a tre), come ha spiegato Lo Spiffero ci sono pendenze con le banche, stipendi arretrati dall'autunno scorso, si parla anche di mancanze con l'erario e con i contributi e, soprattutto, di rimborsi «irregolari» attribuiti al presidente Riccardo Viale. Laureato in medicina, Viale si è poi mosso tra filosofia, epistemologia, sociologia, cognitivismo ed economia, come professore in Italia e all'estero, negli Stati Uniti, dove è stato anche direttore dell'Istituto italiano di cultura a New York fino all'anno scorso. Insomma, un curriculum lungo una ventina di pagine per uno dei creatori della Fondazione Rosselli, nata nel 1988 per volontà, fra gli altri, di Giuliano Amato, Norberto Bobbio, Sandro Pertini, Giovanni Spadolini.

Al Giornale , Viale spiega il buco così: «In un periodo di difficoltà economiche abbiamo accumulato questo disavanzo, per mancanza di entrate sufficienti e per il costo eccessivo della struttura». Di qui i tagli al personale: «Siamo un'azienda culturale di ricerca privata. Siamo stati costretti». Ma come si arriva ai tre milioni? Per Viale è un valore «completamente falso»: «Fra crediti e patrimonio finanziario abbiamo un milione e mezzo; il debito è di 2,7 milioni, perciò restano da coprire circa 1,2 milioni. Cifra del tutto solvibile con la vendita della sede di corso Giulio Cesare, qui a Torino, che è sul mercato per due milioni di euro». Insomma secondo Viale la situazione «è completamente affrontabile e ci saranno i soldi per ripartire». E i rimborsi di cui si parla - fra cui un appartamento di lusso a Roma - per i quali gli sarebbe stato chiesto di restituire 25mila euro? «Non è assolutamente vero. Quella di Roma è una foresteria creata nel 2003, i rimborsi spesa sono tutti legati a progetti di ricerca in corso, o da proporre a potenziali committenti. Tutte le spese sono state approvate in questi anni dal Cda e dai revisori. Appena c'è un problema i giornalisti devono trovare un colpevole, ma quelle spese non c'entrano nulla». Il Cda intanto ha avviato la procedura di liquidazione per ripagare i creditori e i fondatori hanno creato una associazione «per salvaguardare il patrimonio culturale, di ricerca e know how della Fondazione, che è quello che conta davvero». I conti, invece, li aspettano in Procura.