In fondo ad ogni fallimento c'è la nostra rinascita

Ci sono dei momenti, nella nostra vita, in cui si accaniscono contro di noi le avversità e gli ostacoli. Può capitare all'imprenditore che vede ridursi il proprio mercato perché sono state imposte delle sanzioni politiche al Paese acquirente. Può capitare al contadino che vede sconvolta la sua impresa dal terremoto e i suoi animali morire nella neve. Può capitare ad un operaio che ha lavorato per venti anni nella stessa impresa e un giorno si sente dire che l'azienda viene chiusa. In tutti questi casi il protagonista viene travolto da abissale senso di ingiustizia perché lui ha sempre lavorato bene. E da uno sconforto dell'anima per cui non ha più l'energia per riprendersi. Si trova di fronte a qualcosa che non può combattere. Il futuro diventa vuoto, tetro, doloroso e il desiderio di vivere, che è fatto di speranza, si spegne. Sprofondiamo nella depressione. Molti pensano al suicidio. E alcuni si uccidono veramente.

Cosa fare quando siamo di fronte a questo tipo di fallimento? Cosa possiamo dire a chi lo prova, cosa possiamo dire a noi stessi per continuare? Che qualunque fallimento, qualunque perdita, non riguarda mai la totalità del nostro essere. È sempre la sconfitta di un nostro progetto, di un nostro sogno, di una nostra aspirazione. E noi, anche se non lo sappiamo, siamo sempre di più di ciò che abbiamo scelto di essere e di fare.

Nelle catastrofi più gravi, dal profondo dell'essere ferito, viene la risposta di salvezza. Non è il tempo che cura. È la caduta stessa che ci libera.

È strano e terribile. Al fondo dell'abisso il nostro io si dissolve e, dissolvendosi, si libera dalla fascinazione delle cose a cui era avvinghiato e dai desideri che gli parevano indispensabili, essenziali. Ci accorgiamo che possiamo fare a meno di quasi tutto.

Ma l'oscurità fa emergere qualcosa di essenziale, lo illumina e noi troviamo una nuova energia dedicandoci ad esso.

Può essere un figlio, un amore, una attività artigianale, la cura per gli animali. E facendolo ci accorgiamo che non ha perso valore il lavoro e ciò che abbiamo realizzato in precedenza nella vita. Ci danno fierezza e dignità.

Commenti

Efesto

Dom, 26/03/2017 - 16:24

Vero, sacrosantamente vero al punto di augurare a tutti la sensazione del fallimento. Nell'angolo buio della perdita delle proprie aspirazioni si riconoscono i valori veri ed essenziali della nostra esistenza che quasi mai, anzi mai, coincidono con il percorso che ci è stato indicato o che è stato seguito, percorso spesso intrapreso privi della giusta esperienza.

Una-mattina-mi-...

Dom, 26/03/2017 - 17:34

Quella descritta è una possibilità, neanche tanto comune, un modo per farsi coraggio, per raccontarsela. In realtà le cose vanno provate, e quando si provano la risposta è individuale e nessuno può proporre facili ricette: ci sono crolli dai quali non ci si risolleva mai. Si sopravvive, questo è vero nella maggioranza dei casi, ma questo è quanto.

Zizzigo

Lun, 27/03/2017 - 12:06

"Può essere un figlio, un amore, una attività artigianale, la cura per gli animali"... ma quando il fondo è più nero del buio scompaiono anche tutte le ancore di salvezza! Da un buco nero, a meno di non essere Dio, non si tira fuori nulla.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Lun, 27/03/2017 - 14:51

Le affermazioni di Alberoni mi sembrano una versione riveduta e retoricamente corretta , con prospettiva escatologica eliminata,del valore salvifico del dolore secondo la concezione cristiano-cattolica. Si dà quasi per scontato che la vita precedente alla caduta fosse artificiale, non corrispondente alle nostre attitudini e aspirazioni vere, ma quasi sempre non è così e le alternative indicate come rinascita, quasi idilliache, hanno solo un sapore consolatorio.

Ritratto di Giano

Giano

Lun, 27/03/2017 - 14:57

Gli articoli di Alberoni mi lasciano sempre senza parole. Boh...

tosco1

Lun, 27/03/2017 - 16:51

Stimo Alberoni, anche se la psicologia mi annoia. Per battuta voglio solo dire che il titolo sembra una frase fatta di quelle di Renzi. Se il comico Fiorentino non l'a già detta,la dirà.

un_infiltrato

Lun, 27/03/2017 - 23:36

Non ci sono più le mezze stagioni.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Lun, 27/03/2017 - 23:38

@ tosco1 - Perché la psicologia l'annoia?

Ritratto di Giano

Giano

Mar, 28/03/2017 - 02:32

@Euterpe: visto che io sono senza parole, condivido in pieno le sue che, come sempre, esprimono perfettamente il concetto.

demetrio_tirinnante

Mar, 28/03/2017 - 09:56

Leggo e rileggo la profondità di questo articolo e ne convengo anch'io. E' vero che non ci sono più le mezze stagioni, perfino le albicocche non profumano più come una volta. E, così pure, le fragole. E che dire delle banane? Non riesce ad addrizzarne più una!

Ritratto di CADAQUES

CADAQUES

Mar, 28/03/2017 - 10:53

É cosi se siamo persone pulite ... Ma non é cosi per chi sguazza nel marcio della menzogna e della prepotenza.