Forme e colori: è la moda da mangiare

Tutte le ispirazioni della tavola che diventano abiti. E Scervino si rifà alla passione per lo zucchero filato

«Il cibo per la mente è in tavola» declama Giancarlo Giannini nella campagna pubblicitaria voluta dal nostro Ministero per la Cultura che esalta beni e patrimonio artistico italiani. Il cibo dell'eleganza viene servito invece sulle passerelle di Milano attraverso spunti creativi, forme e colori. Nella moda, del resto, non è nuova la liaison tra ispirazioni degli abiti e la bellezza immaginifica, energetica e gustosa del food. La bellissima nobildonna Simonetta Colonna di Cesarò, detta Simonetta, divenuta una delle prime icone del made in Italy agli inizi degli Anni '50, aveva realizzato fra i suoi capolavori, un abito che ricordava l'armonia del peperone. Ma non è un caso che tuttora si parli di gonne a cavolfiore o a uovo, di pantaloni a carota, di tessuti pelosetti come la buccia di una pesca, di stratificazioni a cipolla che consentono di affrontare i cambi di stagione. E non è tutto perché a farla da padrone in questa relazione sempre più complice tra il gusto e la raffinatezza, ci sono i colori: cinquanta sfumature rubate alla natura. E giusto per citarne alcuni: Il giallo del limone, il rosso del pomodoro, il viola della melanzana, il verde dei piselli, il rosa delle fragole, il bianco della panna, il bruno torrefatto della cannella e il dorato del caramello, il nero della liquirizia. «A me piace il bianco dello zucchero filato, un sogno e una dolcezza legata all'infanzia» dice Ermanno Scervino che propone una gonna in candida mongolia così vaporosa da sembrare una nuvola.

Giuliana Cella, sofisticata signora che ha sempre maneggiato l'etno chic, parla di nutrire la moda con tessuti a base di frutta esotica. da qui nuove fibre quasi «commestibili» con i jeans di pesco cinese e il doppiopetto in mangostano delle Molucche. Insomma il pianeta nutre la moda ma in che modo la moda può nutrire il pianeta? Per dare una risposta, Stella Jean allestirà un lunch speciale dopo la sua sfilata al Mudec, il Museo delle culture di Milano. «Voglio celebrare il connubio fra due eccellenze italiane, moda e cibo. Nel rapporto fra food e fashion si intersecano numerosi piani di riflessione, in primis quello culturale. La multiculturalità, vista come fusione di culture e opinioni, è un fil rouge che unisce la passerella alla tavola, fra atmosfere, tradizioni e forme diverse che si esaltano vicendevolmente» dice la stilista italo-haitiana. Insomma se il cibo chiama, gli abiti rispondono.