"Le foto sono una beffa, dimostrano l'odio di Doina"

Uno sfogo sincero e colmo di dolore quello del padre della ragazza uccisa da Doina Mattei

Le foto in bikini, i sorrisi e una vita tutta nuova da ricostruire. Sulle spalle una condanna a 16 scontata solo in parte. "Quando abbiamo saputo che è praticamente libera e ha pure trovato un lavoro ci sono cadute le braccia", racconta il padre di Vanessa Russo, la ragazza uccisa da Doina Mattei nella metro di Roma. Un'assassina che per qualche giorno ha ottenuto la semilibertà, poi revocata per quelle immagini pubblicate su Facebook che hanno fatto tanto scalpore.

Il padre della vittima affida alle pagine de Il Tempo il suo dolore per quelle foto apparse prima sui social network e, successivamente, sulle pagine di diversi quotidiani. "Le ho viste. E come no? In una c'ha pure il pollice alzata in segno di vittoria, come dire "mi vedete ce l'ho fatta, sono fuori. Quel gesto suona come una beffa, una provocazione. E dimostra tutta la cattiveria e l'odio che c'è in questa donna. E' una vendetta nei nostri confronti. Incredibilmente ha vinto lei".

Un boccone amaro che la famiglia non vuole mandare giù: "Mi danno fastidio quelli che dicono che è giunto il momento di sorridere anche per Doina, che sia giusto che esca e che si riempiono la bocca di belle frasi ad esempio "il carcere non è una vendetta". Non parlerebbero così se si trattasse dei loro figli". La scomparsa della fioglia ha segnato irrimediabilmente la famiglia: "Mia moglie è stata tanto male. Da quando è morta Vanessa è ingrassata 40 chili. Trasfigurata. Dopo la tragedia ha anche tentato di uccidersi. [...] Io sono rimasto senza lavoro, lei non sa a quante porte ho bussato. Non mi ha ricevuto nessuno. Le istituzioni mi hanno ignorato. Pure il sindaco Marino e tutto il Pd non mi hanno voluto ascoltare. E invece a Doina glielo hanno trovato subito il lavoro"

Commenti

veromario

Mer, 13/04/2016 - 14:56

come li capisco i genitori.

Ritratto di Antero

Antero

Mer, 13/04/2016 - 16:13

Mi dispiace per loro.

Aleramo

Mer, 13/04/2016 - 20:26

Il carcere non sarò una vendetta ma è previsto dalla legge civile e morale. Una volta anzi in casi simili si applicava la pena di morte.

kingcrimson

Gio, 14/04/2016 - 12:50

Solidarietà, tanta, ai genitori della vittima. Ho letto che nel libro pubblicato dall'omicida, si legge che quest'ultima ha definito la sua vittima "il suo angelo custode". Certo. Prima per vivere era costretta a prostituirsi, adesso grazie all'assassinio ha cambiato vita e si sta riabilitando.