Franca Ciampi aveva torto: la tv non era "deficiente"

I canali generalisti intercettavano il gusto medio. Ora con digitale terrestre e web l'intrattenimento leggero fa più ascolti, ma c'è spazio anche per programmi «alti»

La «Tv deficiente»: uno slogan semplice ed efficace. E miope. Da quando l'allora first lady Franca Ciampi coniò quello slogan destinato a diventare un temuto monito per i programmi di intrattenimento, e a sollevare l'ondata di moralismo dei soloni anti tv, sono passati quasi quindici anni. Ma nella storia della televisione è come se ne fossero passati quindicimila. E da questa prospettiva ora si può dire: la signora Ciampi aveva torto marcio.

La moglie del Presidente della Repubblica invitò i giovani «a spegnere quella deficiente di tv». Invece i televisori sono rimasti accesi e si sono affiancati agli schermi dei computer, monopolizzati da un canale unico ma sconfinato: Youtube. Un sito da un miliardo di utenti, su cui vengono caricate 300 ore di programmi al minuto. Non è come la tv, ma il tempo che gli utenti trascorrono su questo sito aumenta del 50% ogni anno, la scelta è praticamente infinita e chi clicca qui può scegliere in totale libertà cosa guardare. Qui non si possono accusare gli ignoranti programmatori dei palinsesti, la dittatura dello spot e dell'audience o la lottizzazione. Eppure in cima alla classifica dei video più cliccati c'è sempre l'intrattenimento leggero. Le nuove star della Rete parlano della loro quotidianità, come Greta Menchi o Cutepiemarzia, o di videogiochi come Favij, o comici come Daniele Doesn't Matter e iPantellas.

Gli «youtuber» più famosi hanno milioni di utenti. Ma sull'«emittente internet», ora che ha una capacità di offerta praticamente illimitata, c'è spazio per tutti i gusti. E infatti su Youtube si trovano canali dedicati a migliaia di altri temi: jazz, arte concettuale, filosofia. Sulla dodecafonia ci sono video con 15-20.000 visualizzazioni. Ciascuna passione, presa singolarmente, fa numeri inferiori alle star dei video leggeri. Ma sommati insieme i vari interessi «alti» e di nicchia fanno comunque milioni di clic.

Grazie al digitale terrestre e a internet anche la tv si è trasformata: non ha rinnegato il passato ma ha ampliato il ventaglio dell'offerta. Si sono moltiplicati i canali sul digitale terrestre, che oggi offrono non solo intrattenimento, ma anche film, arte, reality e perfino programmi sul bricolage. Ci sono documentari geniali ed educativi, come quelli della serie Come è fatto , trasmesso dalle reti del gruppo Discovery, che ti spiegano come sono stati costruiti gli oggetti di uso quotidiano o come sono preparati i cibi che mangiamo. Oppure i programmi sulla lirica di Rai 5, Sky Arte che ti porta alla scoperta della Cappella Sistina, ma anche dell'arte di strada. Lo sport c'è sempre e ci sono programmi che lo raccontano raggiungendo picchi da letteratura, come fa Federico Buffa. E poi le serie tv, con un ventaglio di offerta vastissimo, da Lost a Downton Abbey , che non hanno nulla da invidiare agli sceneggiati in bianco e nero che tanti «francaciampisti» rimpiangono.

La chiave era tecnologica: un numero limitato di emittenti generaliste doveva necessariamente rivolgersi al pubblico più ampio possibile. E le scelte degli spettatori di oggi dimostrano che ci riusciva. L'intrattenimento leggero non è l'unico sapore possibile, ma è quello che accomuna più persone. Ma chi dice che guardare Antonella Clerici o Favij sia incompatibile con altre passioni più socialmente encomiate. Si può giocare con i videogiochi e poi leggere un libro, guardare Un posto al sole , poi cambiare canale e ascoltare un concerto jazz. E infatti anche gli ascolti della tv si sono parcellizzati, come vari e parcellizzati sono i nostri interessi.

Franca Ciampi in fondo non poteva saperlo, né si è mai arrogata il ruolo di esperta di televisione, ma i tanti critici che le sono andati dietro, forse oggi dovrebbero riconoscere che il telecomando è sempre più intelligente. Anche di loro.