Il Fuorisalone degli artisti di strada: "Guadagno 80 euro in due ore"

Durante questa settimana di design week si guadagna di più: “L’italiano non è ancora abituato all’arte di strada, siamo visti come dei mendicanti, invece gli stranieri ne sono entusiasti. In questi giorni, in due ore, riesco a fare anche 70-80 euro, mentre di solito la media è sulla trentina”

Hallelujah di Leonard Cohen in Corso Vittorio Emanuele attraversa per un attimo anche le anime più fredde. A interpretarla è StreetNigger, 57 anni, un eterno anni 80 dai capelloni ricci: “Non sono un professionista, lo faccio come secondo lavoro, per passione, ma anche per campare. Non è facile di questi tempi”. Durante questa settimana di design week guadagna di più: “L’italiano non è ancora abituato all’arte di strada, siamo visti come dei mendicanti, invece gli stranieri ne sono entusiasti. In questi giorni, in due ore, riesco a fare anche 70-80 euro, mentre di solito la media è sulla trentina.” Più avanti l’atmosfera che si viene a creare intorno ad Albino è completamente diversa. Ha 36 anni, i capelli lunghi e raccolti e le mani che rimbalzano sul suo handpan: “Non me ne importa assolutamente nulla dei soldi. Voglio vedere le persone sorridere intorno a me, è questo che fa la mia giornata”. Suona perché “la musica fa bene - dice - anche ai più indifferenti” che gli passano accanto senza degnarlo neanche di uno sguardo.

A pochi passi dai Navigli ci si imbatte nell’artista più particolare di questo fuori salone. La musica che oggi abbraccia la Darsena è insolita, sconosciuta e completamente in contrasto con il viavai frenetico da Design Week: “Canto l’ingiustizia che c’è nel mio paese”. Alph è un musicista di strada fuggito dalla Guinea a causa di una società “troppo scomoda”. Ha gli occhi scuri e profondi, le sopracciglia aggrottate e lo sguardo rivolto lontano. Ai suoi piedi non c’è nulla che possa servire a raccogliere offerte: “Non canto per quello, il mio obiettivo è imparare al più presto l’italiano in modo tale che le persone possano capire veramente ciò che voglio esprimere”. “Prends ton avenir en main”, prendi in mano il tuo futuro, Africa, il suggerimento arriva da chi non ce l’ha più fatta e ha deciso di non avere più paura, come Alph, che ha scelto di dormire tranquillo altrove, senza temere che qualcuno sfondi la porta di casa e gli punti addosso un kalashnikov. Discriminazione e ingiustizia totale, sono queste le parole chiave che, secondo lui, si nascondono dietro al concetto che molti politici guineani spacciano per democrazia. “L’ebola è solo uno dei tanti problemi che il mio paese ha.” Nelle sue canzoni Alph chiede aiuto, ma prima che alla comunità internazionale, lo chiede ai suoi concittadini: “Se l’aiuto non c’è alla base non può arrivare neanche dall’esterno. Se non possiamo contare sulla nostra sicurezza non potremo mai migliorare.” E sì, perché se di notte ti uccidono il fratello, l’unica risposta che avrai dalla polizia è “Torna domani che ora è tardi”, racconta Alph. E ricomincia a cantare, per la sua Africa.