Galileo, trovato a Londra l’originale della sua lettera “eretica”

L’importante scoperta è stata effettuata da un ricercatore dell’università di Bergamo, Salvatore Ricciardo, che l’ha rinvenuta in una biblioteca della Royal Society

È stato riscoperto a Londra l’originale della missiva che causò a Galileo Galilei l’accusa di eresia.

Rinvenuta all’interno di una biblioteca della Royal Society, che ne era in possesso da circa 250 anni, la lettera è tornata alla luce grazie all’importante contributo di Salvatore Ricciardo, giovane ricercatore presso l’università di Bergamo.

Si tratta di un testo del 1613 composto da 7 pagine, indirizzato all’amico dello scienziato Benedetto Castelli, matematico dell’università di Pisa, e firmato in calce con la sigla GG. Galileo, sostenendo con forza l’idea che la ricerca scientifica debba necessariamente essere svincolata dai dettami teologici, espone la sua teoria eliocentrica. Non più, dunque, l’idea che la Terra si ritrovi immobile al centro dell’Universo come sostenuto dalla Chiesa, ma che sia invece essa stessa a muoversi ed a ruotare attorno al Sole.

Quali furono i motivi a spingere lo scienziato ad inviare questa missiva a Castelli? Il contenuto della lettera fa seguito ad una convocazione dello stesso Castelli presso la corte medicea, in agitazione per le idee rivoluzionarie ed eccessivamente ortodosse di Galileo. Il matematico tentò di calmare le preoccupazioni di Cosimo II, ma al contempo, allarmato, avvisò lo scienziato, che a lui replicò con la missiva ritrovata a Londra.

La storia del testo prosegue ulteriormante, dato che una copia, ora conservata negli Archivi Segreti Vaticani, fu inviata al Tribunale dell’Inquisizione dal frate domenicano Niccolò Lorini nel 1615. Fu lo stesso Galileo a lamentarsi del fatto che in quella versione il contenuto della sua missiva originale fosse stato modificato ad hoc, così da renderlo più attaccabile. In una lettera inviata all’amico Piero Dini, lo scienziato allegò il testo “ripulito” da tutte le modifiche e le aggiunte successive riportando, secondo quanto da lui stesso dichiarato, il documento originale.

Sarà ora lo studio della lettera rinvenuta da Ricciardo a chiarire se la versione inviata a Castelli contenesse già di per sé un polemico sfogo contro le ingerenze della Chiesa nei confronti della ricerca scientifica tale da giustificare il coinvolgimento dell’Inquisizione, oppure se il testo presentato al Tribunale fosse davvero stato “appesantito” da qualche suo oppositore.