Due settimane prima dello schianto medico consigliò di ricoverare Lubitz

Il co-pilota aveva bisogno di cure ospedaliere, ma il dottore non avvertì le autorità dell'aviazione

Quando lo scorso 24 marzo Andreas Lubitz fece schiantare l'A320 della Germanwings sulle Alpi francesi, mentre da Barcellona volava come co-pilota verso Dusseldorf, forse non si sarebbe dovuto trovare su quel velivolo. Un dubbio che già era emerso nei mesi passati, durante le indagini su quanto avvenuto, e che torna prepotente ora che a parlarne sono gli investigatori francesi.

Centocinquanta persone morirono a bordo di quel volo, ma due settima prima che avvenissero lo schianto un medico aveva consigliato a Lubitz di andare in ospedale, per delle cure. Un'opinione che tuttavia non aveva riferito alle autorità per l'aviazione.

C'è questo nel rapporto presentato questa mattina, come anche la raccomandazione di aumentare i controlli psichiatrici sui piloti, per evitare casi come quello di Andreas Lubitz, che volendosi suicidare provocò la morte di tutti quelli che erano a bordo dell'aereo dove era in servizio.

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Commenti

Amazigh

Dom, 13/03/2016 - 12:57

Questo voler ripetere affermazioni già fatte a distanza di tempo puzza di bruciato. Come se qualcuno volesse, alzando la voce, zittire dubbi emersi, in abbondanza, negli ultimi mesi. Ne cito solo tre: 1) il rifiuto dei piloti della Germanwings di volare subito dopo l'incidente (inesplicabile se si vuol credere alla tesi del suicida). 2) il fatto che i motori non siano stati visti accanto ai rottami di dimensioni ridottissime. 3) L'incontro di 3 capi di stato sul luogo dello schianto (senza precedenti in sciagure aeree). Lo scenario congruente è un'esplosione in volo per volontà aliena a quella dei piloti.

squasisquasis

Dom, 13/03/2016 - 16:21

Per Lufthansa prevedo cxxxi amaroli

Ritratto di Italia Nostra

Italia Nostra

Dom, 13/03/2016 - 18:04

Ma ancora credete alla storiella del pilota pazzo? Dai... suvvia.

Ritratto di Runasimi

Runasimi

Dom, 13/03/2016 - 23:40

Quando dall'attività di una persona dipendono le vite di altre centinaia di persone NON PUÒ ESSERE RICONOSCIUTO ALCUN DIRITTO ALLA PRIVACY SUL SUO STATO DI SALUTE FISICA E MENTALE.