I dipendenti protestano dopo il rogo in aeroporto: "Rischi per la nostra salute"

Molte le domande poste dai lavoratori all'azienda, a partire della possibile presenza di amianto che qualcuno ha paventato. Intanto la procura ha aperto un'inchiesta per valutare eventuali responsabilità

Bocchette antincendio inesistenti, soffitti bassi e rischio amianto. A manifestare un manipolo di lavoratori che rappresentano, però, tutte le categorie, o quasi, presenti in aeroporto. Dagli assistenti di volo agli addetti della security, dai baschi verdi della Guardia di Finanza agli incaricati al trasporto bagagli o al controllo passaporti.

A sei giorni dal rogo che ha mandato in cenere tutto il settore commerciale del Terminal 3 del Leonardo da Vinci, mille le domande sull’incidente che solo per miracolo non ha fatto vittime. Intossicati si, tre la notte stessa del disastro, una cinquantina i giorni seguenti. Lo denunciano a gran voce i sindacati dei lavoratori durante le due ore di sciopero e sit-in davanti l’entrata del T3. “Sono decine i colleghi ricorsi alle cure mediche”, urla al megafono un sindacalista, “noi vogliamo la certezza che la nostra salute e quella dei passeggeri non siano in pericolo”.

L’odore acre, nonostante siano trascorsi quasi sei giorni, è forte. La fuliggine ricopre le pareti della struttura antistante la zona bruciata e i danni sono incalcolabili, soprattutto di immagine.

Se da una parte l’Adr, la società che gestisce lo scalo romano, conferma l'assenza di eternit nel controsoffitto di alcuni locali, ci sarebbero dei dipendenti che giurano di aver visto in azione tecnici specializzati nella bonifica di amianto. Squadre speciali che si aggirano in aeroporto proprio per scongiurare situazioni pericolose? La Asl, dal canto suo, non ha concluso le valutazioni su eventuali rischi ambientali. Tantomeno l’Arpa, l’Agenzia regionale per l’ambiente.

Eppure “non c'è alcun rischio per la salute - dice Flavia Simonetta Pirola, direttore sanitario della Asl RmD -, tale almeno da far pensare a una chiusura del Terminal 3. La situazione è sotto controllo, ma sono in corso altre valutazioni. Abbiamo installato delle centraline di rilevamento e i tecnici dell’Arpa, assieme agli ispettori Spresal (Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro), stanno effettuando dei rilievi”. In particolare sono stati prelevati dei campioni di materiale bruciato.

L’attività dello scalo romano, fra polemiche e malesseri, sta lentamente tornando alla normalità anche se le conseguenze di tutti i voli cancellati si ripercuotono sugli altri aeroporti nazionali e internazionali. Il lavoro degli investigatori, nel frattempo, sarebbe già sul tavolo del magistrato della procura di Civitavecchia che, per il momento, indaga ancora contro ignoti. Ma non è escluso che presto qualche nome finisca nel registro degli indagati. Responsabili di negligenza, si suppone, inefficienza o peggio. Altrimenti non si spiegherebbero i piccoli black out e disservizi che il pomeriggio di mercoledì avrebbero interessato varie attività commerciali, come hanno dichiarato i dipendenti dei negozi andati a fuoco.

Che siano stati sottovalutati? Secondo una prima ricostruzione degli agenti di polizia, nel pomeriggio di mercoledì due operai di una ditta privata, come si vede dai filmati delle telecamere di sicurezza, avrebbero posizionato un condizionatore portatile all'interno di un locale tecnico adiacente al bar. Condizionatore da cui, nella notte, sarebbero divampate le fiamme.

A lanciare l’allarme una dipendente, A.P., 25 anni, testimone chiave per chiarire la vicenda. La ragazza ha notato il fumo nel bar Gustavo e ha lanciato l'allarme. Le fiamme si sono così propagate nel giro di pochi istanti attraverso l’impianto elettrico all’interno del basso controsoffitto del Terminal e hanno distrutto il cuore commerciale della struttura. A salvarsi soltanto il bancone delle informazioni.