I figli maschi contro mister San Carlo: "Data l'azienda a nostra sorella"

I figli maschi di Alberto Vitaloni contro il patron e la sorella Susanna, con ha la maggioranza delle quote dell'azienda San Carlo

È guerra in casa Vitaloni, la famiglia che ha in mano il marchio San Carlo, azienda storica italiana con un fatturato l’anno da 315 milioni e 2.200 dipendenti.

"Guerra della patatine"

I due figli maschi, Francesco e Michele Vitaloni, contro la sorella Susanna, che addirittura è stata tacciata in ipotesi di circonvenzione di incapace o di violenza privata dopo la malattia del padre, come riferiscono da Il Corriere della Sera. Una lotta che al momento trova una tregua con la deicisione della procura della Repubblica e il Tribunale civile di Milano che danno ragione all'anziano capofamiglia e alla figlia da lui incarica di guidare un impero che vale il 60% del mercato italiano degli snack salati.

Ma andiamo con ordine. Le lamentele dei figli maschi il 21 ottobre 2016, esattamente a un mese dalla morte della moglie di Alberto, 83enne figlio del fondatore Francesco nel 1936, Laura. Qualche giorno prima, il 18 marzo, il capofamiglia dona a tutti e 3 i figli il 15% delle quote e dopo un patto di sindacato con vincoli bilancianti l’equilibrio per 5 anni. Quello che lamentano i maschi è che il padre in seguito alla morte della moglie avesse donato a Susanna, la figlia, la nuda proprietà di un ulteriore 35,04%, facendole ottenere così, come scrive il CorSera "la maggioranza (50,04%) del controllo di «Unichips Finanziaria spa», holding a sua volta controllante il 100% di San Carlo Gruppo Alimentare spa e gli altri marchi Pai, Flodor, Crecs, Highlander, Autentica Trattoria, Wacko’s". Situazione che gli eredi Francesco e Michele hanno ipotizzato fossero dipese da manipolazione e condizionamento riconducibili alla loro sorella e al entourage del papà, vittima peraltro di ictus che nell’ottobre 2015.

Ora il procedimento davanti alla giudice Enrica Manfredini della sezione volontaria giurisdizione del tribunale civile, con il compito di esaminare la richiesti degli eredi maschi a nominare amministratore di sostegno per il padre, arriva a un punto di svolta. Infatti, dalla procura è arrivata "la richiesta di archiviazione dell’esposto del 17 luglio 2017 dei figli, firmata dal pm Luisa Baima Bollone dopo una lunga istruttoria che ha acquisito le testimonianze (oltre che dei diretti interessati e dei rispettivi consulenti economici) di molte persone incaricate della cura di Vitaloni", fanno sapere dal quotidiano di via solferino a Milano.

Richiesta di archiviazione che si basa sulla conclusione della procura, che sottolinea coe le scelte del patron San Carlo non sono frutto della figlia o di terzi, ma anzi siano " conformi all’originaria volontà del padre, manifestata già prima della malattia ad esempio in un testamento del 2015". Ora i figli hanno ritirato l propria richiesta di nominare al padre un amministratore di sostegno, grazie agli sforzi su più fronti del giudice tutelare Manfredini. Ma tra la famiglia c'è ancora aperto un terzo fronte, quello all’ottava sezione del Tribunale civile (giudice Angelo Mambriani). Qui si giova una lotta iniziata nel giugno 2017, quando Alberto chiede ai figli "una penale di 16,5 milioni per essersi resi asseritamente inadempienti rispetto al patto di sindacato con la propria condotta nell’assemblea del 23 maggio 2017", sostengono dal Corriere.

Commenti

mariod6

Gio, 12/07/2018 - 12:31

E' provato e dimostrato. Più ne hanno e più ne vogliono. Potrebbero godersi un capitale gigantesco ed invece ingrassano avvocati, consulenti, tribunali ed affini. C'è da augurargli di fallire e campare con 800 euro al mese.

cgf

Gio, 12/07/2018 - 13:11

se i figli maschi fossero stati più vicini al padre... non credo che accudire il proprio padre sia circonvenzione di incapace o cambiare i pannoloni una violenza privata. Poi ha ragione mariod6 Gio, 12/07/2018 - 12:31