I genitori della mamma killer: «Confessando si è tolta un peso»

La madre e il papà dell'infanticida hanno convinto la figlia a dire la verità: «Ora è una ragazza che ha bisogno di cure»

La famiglia Boscolo Gnolo è una famiglia perbene. A Chioggia, la città di Rosanna e Fabiano, genitori di Federica, il senso di stima è un valore fondante. Che non viene meno neppure oggi. Nemmeno ora, che è un giorno d'inferno. Per tutti. Federica, 31 anni, ex studentessa di lingue a Padova con l'aspirazione di diventare direttrice di albergo, ha ammesso davanti al giudice di aver ucciso la bimba partorita da poco. A mamma Rosanna e papà Fabiano è caduto il mondo addosso. Loro non hanno nulla da rimproverarsi, anzi anche in questo dramma si sono comportati da bravi genitori, consigliando alla figlia di confessare. Avevano sospettato fin dall'inizio che a eliminare la piccola Farah, nata appena da due mesi, potesse essere stata la figlia. «Le abbiamo chiesto di presentarsi in commissariato - raccontano -. La sua del “rapimento della bambina“ non stava in piedi. Nostra figlia viveva una crisi post partum ed era assillata da un presunto “problema all'occhio“ di Farah». Nella mente dei coniugi Boscolo Gnolo l'incubo di una parola terribile: infanticidio. «Non volevamo crederlo, ma dentro di noi una voce ci diceva che Federica poteva aver fatto qualcosa di brutto. Così l'abbiamo accompagnata dalla polizia. Se aveva quel terribile peso sulla coscienza, doveva toglierselo al più presto». E ieri, quel «peso terribile», Federica se l'è tolto. Lei, sotto processo in Gran Bretagna, è crollata: «Sono stata io». Il movente? Tutto e nulla; anzi, il nulla fuso tutto: una «pressa» che l'ha schiacciata, fino a devastarle mente, cuore e anima. Due i colpi di grazia: l'incontro occasionale in chat con quello che sarebbe poi diventato il padre di Farah e poi, soprattutto, la fuga dell'uomo non appena si è reso conto che Federica era rimasta incinta. Quando la piccola è nata Federica era già diventata un'«altra»: una donna, tanto «altra» da sopprimere la sua stessa creatura e, con lei, se stessa. Le cose precipitano una maledetta mattina di febbraio, quando senza un apparente motivo e senza avvertire nessuno, lascia Chioggia e torna a Inghilterra dove da un po' lavorava come receptionist nell'hotel Lily nella zona di Hammersmith. La madre Rosanna e il papà Fabiano si preoccupano, la contattano: «Perché sei partita? Come stai? Farah è con te?». Le risposte di Federica sono vaghe. Troppo vaghe. Perché Federica non ha nessuna foto di Farah nel suo profilo Facebook? I genitori decidono di raggiungere la figlia a Londra: vogliono vedere, capire. Quando Federica va a prenderli all'aeroporto senza la bimba, hanno un brutto presentimento. Anche a casa nessuna traccia della nipotina. Aprono l'armadio e scoprono che i vestitini sono spariti. Spartito anche il biberon. «Dov'è Farah?», urlano i nonni. Federica tergiversa, poi se ne esce con uno sconcertante: «L'hanno rapita...». Allora la prendono per un braccio e l'accompagnano al commissariato più vicino. Agli agenti di Scotland Yard basta poco per dedurre che la storia del rapimento non sta in piedi. Gli investigatori visionano le immagini della telecamera di sicurezza davanti l'albergo e scoprono che Federica è entrata prima con la bimba in braccio, poi è uscita (senza la bimba) trascinandosi dietro un trolley. Ora, purtroppo, sappiamo cosa c'era nel trolley. Che la polizia continua a cercare. Tra la spazzatura. La foto della valigia usata da Federica è stata inserita anche sul sito della polizia. Rintracciare la valigia equivale a trovare, con ogni probabilità, anche il cadaverino della povera Farah. Lei, che dalla vita non ha avuto nulla, meriterebbe almeno una degna sepoltura. Federica, dopo la prima udienza del processo durante il quale ha reso «piena confessione», è tornata nel reparto psichiatrico del carcere di Holloway. Il procuratore Charlotte Newell dice: «Ora sta lì, ma non credo sia pazza...». Comunque era - ed è - una ragazza bisognosa di cure. Rischia l'ergastolo. Ai genitori di Federica resta un video nel telefono in cui si vede la piccola Farah assieme alla madre e ai nonni in un clima di serenità. Trasformatasi, d'improvviso, in disperazione.