Incidente chitarrista Negramaro, ecco cosa è successo

Il primaro spiega che sono decisive le prossime ore: "Le emorragie cerebrali possono essere dovute a malformazioni arterovenose"

Sono passati due giorni da quando il chitarrista dei Negramaro è stato ricoverato in rianimazione a seguito di una caduta sul bordo della piscina che gli ha causato un'emorragia cerebrale.

I medici non si sbilanciano più di tanto, anche se assicurano che le condizioni sono stazionare. I parametri vitali del musicista sono "buoni" e sottolineano che "l'assenza di peggioramenti" nella notte "induce a un pizzico di ottimismo". Ora, il dottor Alessandro Olivi, professore ordinario Neurochirurgia all'Università Cattolica e direttore Neurochirurgia Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, spiega quali possono essere le cause di ciò che è accaduto a Lele Spedicato.

Intercettato da Leggo, l'esperto ci tiene a precisare che la giovane età dell'artista "è sicuramente un importante fattore di potenziale recupero, ma per poterlo valutare saranno decisive le prossime ore". Nonostante quello che è accaduto a Lele sia piuttosto grave, c'è la possibilità di un recupero completo. Non è ancora stato chiarito cosa abbia causato questa emorragia cerebrale, quanto ci vorrà per il recupero e se ci siano stati prima dei segnali di avvertimento di un malessere.

"Le emorragie cerebrali - dice il primario a Leggo - possono essere dovute a malformazioni arterovenose. O a ipertensione, causa che interessa di solito persone più anziane, ma non si può escludere in giovani. Anche l'angiopatia amiloide è da ricondurre ad età più avanzate. Di altre non si riesce a comprendere la causa".

Per il momento il chitarrista dei Negramaro rimane sotto osservazione perché i medici vogliono vederci chiaro. Intanto l'ultimo bollettino medico fanno ben sperare. Il musicista nelle ultime ore è stato sottoposto a esami diagnostici. "Il paziente - si evidenzia nel bollettino - è stato sottoposto a diverse Tac il cui stato conferma l’evoluzione positiva del quadro clinico del paziente, che permane sostanzialmente stabile. Anche i parametri vitali, monitorati costantemente, continuano ad essere buoni. La prognosi, vista la gravità del caso, resta comunque riservata".