Insulti al parroco e bestemmie durante rosario su Facebook: 13 denunce

Durante il rosario tenuto in diretta su Facebook da un parroco di Brindisi, tra i commenti erano spuntati insulti, sfottò e bestemmie. I carabinieri ne hanno rintracciato gli autori e sono scattate 13 denunce per diffamazione

Spesso si parla dell'impunità di chi su internet si diverte a insultare e diffamare. Non è il caso di quanto successo a 13 persone tra i 18 e i 38 anni, denunciate per diffamazione dai carabinieri per avere commentato con insulti, sfottò e bestemmie il rosario che il parroco della parrocchia di San Giuseppe Lavoratore di Latiano (Brindisi) recitava in diretta su Facebook. L'idea del sacerdote era stata di attivare un appuntamento di preghiera con i suoi fedeli, comprese quegli anziani desiderosi ma impossibilitati a recarsi fisicamente in chiesa. Come sa bene chi è iscritto su Facebook, la video diretta dà a tutti la possibilità di pubblicare un commento.

Qualcuno, tra le migliaia di persone connesse, ne ha approfittato, scrivendo insulti, sfottò e bestemmie che - sottolineano i carabinieri - hanno turbato un momento di riflessione e di preghiera collettiva. Su segnalazione del parroco, i militari della stazione di Latiano, al termine degli accertamenti, hanno identificato 13 persone che sono state denunciate per il reato di diffamazione. Molti i commenti analizzati, per la precisione 902. Da questo calderone sono stati estrapolati i profili degli utenti che avevano commentato in diretta con parole offensive nei riguardi del parroco, dell'iniziativa da lui intrapresa e dei fedeli connessi.

Quasi sempre, chi insulta e diffama sui social lo fa perché fiducioso sulla possibilità di farla franca. In realtà, un insulto lanciato su Facebook - o su qualsiasi altra comunità virtuale - equivale a quello che si può fare nella vita di tutti i giorni. Come hanno spiegato i carabinieri di Latiano, "la pubblicazione di contenuti offensivi sulla bacheca Facebook costituisce una forma diffamatoria di comunicazione con più persone". E l'utilizzo improprio di questo strumento può portare alla contestazione di alcuni reati, tra i quali spicca quello di diffamazione aggravata di cui i 13 "furbetti" dovranno adesso rispondere.