"Io sono la cornice, loro sono l'immagine"

Lo stilista a Londra per Icons of Style con tre vere icone: Ali McGraw la protagonista di Love Story, Rene Russo e Kate Hudson

Mentre il red carpet di Cannes s'illumina di star, a Londra brilla la stella del ragazzo di Long Island, a due passi da New York, divenuto dal 2011 l'uomo simbolo di un brand che alla borsa di New York performa meglio di altri storici, blasonati colleghi.

Incontriamo Michael Kors, sponsor della proiezione di tre film in calendario per «Icons of Style» insieme alle relative interpreti: Ali McGraw, protagonista del film Love Story (1970) e oggi ultra-settantenne, Rene Russo spiritosissima sessantenne di indimenticabile eleganza nel film The Thomas Crown Affair (1999) e Kate Hudson , 36 anni, una nomination all'Oscar con Quasi famosi (2011). Il designer che vede crescere il suo business in modo esponenziale - il 2014 dovrebbe chiudersi con un fatturato di 4,4 miliardi di dollari e oltre 600 boutique nel mondo - è più che mai saldo sulla sua filosofia: «La moda ti aiuta a comunicare chi sei o chi vuoi essere». E lo spiega al Giornale insieme alle sue testimonial prima di dare inizio a una cena esclusiva con attrici, modelle, socialite e personaggi della Londra che conta.

Michael, come definisce lo stile di queste icone?

Michael «Voglio pensare che loro sono l'immagine e io la cornice. Il mio lavoro serve per far risaltare la loro bellezza. Rene ha un'eleganza disinvolta, spesso le donne quando sono molto eleganti sono un po' ingessate, hanno un atteggiamento non proprio rilassato. Lei, invece, è tutto il contrario. Ali mi piace perché rappresenta un ibrido fra classico e il bohemien e io amo la contraddizione. Di Kate adoro l'ottimismo californiano, il suo aspetto solare, atletico ma allo stesso tempo sexy».

Ali «Alla fine lo stile migliore è essere se stessi»

Perché avete scelto questi tre film?

Kate «Avevo 19 anni quando mi è stata offerta la parte, a 20 ho girato il film, a 21 mi è arrivata la nomination all'Oscar. Questo film mi ha cambiato la vita».

Ali «Mi ha dato la possibilità di entrare a far parte di un mondo ambito. Ancora oggi mi fermano per strada e si ricordano di me e del film. All'epoca, mi era stata annunciata la nomination. Poi l'Oscar andò a Glenda Jackson: nessuno fu più felice di me nel sentire quel nome. Ero spaventata dall'enorme successo e dalla popolarità».

Rene «È stato difficile interpretare questo personaggio così diverso da me: il regista mi ha mandata da una dominatrice per imparare come esercitare una certa attitudine sessuale. Ero a disagio ma questo mi è servito per diventare un'attrice più preparata. Nella vita privata, sono sempre stata molto hippy. Nel film i vestiti disegnati da Michael per Celine, furono fondamentali per entrare nel ruolo».

Qual è l'abito che descrive meglio ogni film?

Rene «In The Thomas Crawn Affair , essere sexy ma allo stesso tempo coperta, fu una vera innovazione. Non si era mai vista una persona sexy indossare un dolce vita».

Ali «A me è sempre piaciuto il concetto di autenticità: ero una studentessa e nel film ero vestita esattamente come gli studenti della scuola di Boston che ho frequentato».

Michael «Io ho ben in mente il berretto di lana (il beanie hat tornato di moda a New York, ndr ) che Ali indossava in Love Story . Prima del film si poteva dire: dove vai con quel cappello? Da quel momento in poi è stato sdoganato come un elemento di stile».

Vestiti da red carpet…

Kate «È importante indossare la cosa giusta al momento giusto. Se hai una personalità come Lupita Nyong'o e riesci a trovare l'abito per esprimerla, allora sei perfetta».

Michael «Quando ero piccolo aspettavo il momento della consegna degli Oscar con impazienza per vedere come erano vestite le celebrity. E ricordo ancora quando chiesero all'ultimo momento ad Anjelica Huston di presentare gli Oscar. Mi chiamò dicendomi che le sarebbe piaciuto vestirsi di marrone. Io le risposi: ma lo hai già indossato una decina di anni fa! Come fai a ricordarti, replicò. Osservo e guardo con attenzione, risposi».

Vestire le VIP e le donne normali, quale differenza?

Michael «Non c'è più molta differenza, le macchine fotografiche sono dappertutto, ci sono tante occasioni per apparire, e questo non è solo appannaggio delle celebrity. Forse ciò che manca è lo specchio a tre dimensioni: tutte si guardano solo davanti e si trovano perfette. Sarebbe utile che si guardassero anche di lato e dietro, come ci vedono gli altri».

Abbiamo ancora bisogno di icone di stile?

Michael «Sì. Ci sono modelle come Kate Moss o Karlie Kloss, che hanno una forte personalità. Ma è raro che la gente riesca a cogliere i dettagli di stile di modelle non così note. Un'icona - cantante o attrice che sia - può invece aiutare la donna a trovare una sua direzione».