Kenya, dopo la tragedia. "Ora casa nostra sarà un ambulatorio"

Dopo l'uccisione di Maria Laura, Luigi è rientrato in Italia. "Troverò la forza"

Ci sono le ferite del corpo e quelle dei ricordi nel cuore di Luigi Scassellati, 72 anni, sopravvissuto alla brutale aggressione di domenica scorsa in Kenya, dove ha perso la moglie, Maria Laura Satta, massacrata a colpi di machete dai malviventi che si sono intrufolati in casa loro, nella villetta di Kikambala nella quale i coniugi Scassellati avevano deciso di trascorrere i loro anni dopo la pensione. Un’ampia ferita alla testa, una al braccio sinistro che gli avrebbe asportato la carne quasi fino all’osso, i lividi provocati dalle bastonate e quegli attimi di barbarie che ogni giorno, dentro di lui, si fanno sempre più nitidi. È ciò che resta di una domenica di sangue che per il momento resta senza un colpevole.

Dopo una settimana di degenza al Mombasa Hospital Luigi è tornato a Cremona, insieme ai figli Stefano e Roberto, che dopo avere ricevuto la notizia del massacro si erano precipitati in Kenya per assistere il padre. Prima della partenza Scassellati ha parlato con Franco Nofori, corrispondente da Mombasa di Africa Express. Dalla sua stanza di ospedale, scortata da alcune guardie giurate, di fronte al panorama dell’Oceano Indiano Luigi ha manifestato la volontà di tornare nella villetta di Kikambala solo quando si sarà completamente stabilito. “Tornerò quando avrò riacquistato la forza morale per farlo”, ha detto dalle stanze dell’ospedale. In realtà nei piani di Luigi c'è già un progetto ambizioso. L’abitazione in Kenya che lui aveva tanto desiderato con la moglie diventerà un ambulatorio per i bimbi africani. “Ho già preso contatti con un amico medico impegnato in opere di beneficenza”, ha raccontato a Africa Express prima di partire per Cremona. “Quella casa sarà il primo frutto di una fondazione a nome di Maria Laura e si trasformerà in un consultorio medico per i bambini”. Dal teatro di una strage a una grande opera di solidarietà.

Maria Laura Satta sarà cremata nelle prossime ore. Le sue ceneri saranno portate in Sardegna, in un piccolo cimitero situato nella loro terra d’origine. Una promessa che i coniugi Scassellati si erano fatti prima dell’aggressione: alla fine della loro vita sarebbero stati sepolti entrambi in Sardegna, su una collinetta che guarda il mare, per ricordare le loro radici e i tanti momenti di felicità trascorsi insieme.

Nel frattempo è ancora caccia al killer di Maria Laura. Lewis, il giardiniere della villetta, resta in carcere. E stando alla testimonianza raccolta da Nofori, i sospetti sulla sua colpevolezza aumenterebbero con il passare dei giorni. “Lewis era arrabbiato con me, perché chiedeva di continuo degli anticipi e dei prestiti”, aveva raccontato qualche giorno fa Scassellati. Continuano le indagini, serratissime, mentre si muovono i primi passi per ricordare la vittima attraverso un grande progetto di solidarietà. Non si sa ancora in quanto tempo il consultorio medico diventerà realtà. La certezza è che il nome di Maria Laura resterà in Kenya, per permettere al suo animo buono di continuare a vivere nel sorriso dei tanti bambini africani.

Commenti

giannide

Dom, 30/07/2017 - 15:36

...Testa dura eh...anche quelli che hanno ucciso tua moglie a colpi di machete, sono stati bimbi, il problema è quando crescono...

lupo1963

Dom, 30/07/2017 - 15:47

Sono scelte . Se si trovano bene la ' , liberissimi di viverci . Liberissimi di aiutarli , a chi fa piacere . In tempi passati l' ho fatto anch'io .Adesso non piu' , mi dispiace ma ho accumulato troppa rabbia che si e' trasformata in un odio indiscriminato . Ma il vero problema sorge quando noi , che pure non andiamo a cercarli , ce li troviamo tra i piedi qui perche' ci viene imposto da una dittatura cattocomunista .

antonmessina

Dom, 30/07/2017 - 17:38

fare beneficienza in italia no è ?