L'"assestamento" delle macerie

Non hanno avuto il coraggio di battezzarla manovra bis, perché sa di tasse, correzione, pentimento, lacrime e sangue. Così hanno rispolverato un nome peggiore: decreto assestamento. Tutto questo per rassicurare l'Europa. Tranquilli, ci assestiamo. Non serve la procedura di infrazione. Nessuna punizione, nessuna multa, niente Troika maledetta e austera a mettere le mani nei nostri conti in rosso. Ci assestiamo, un colpetto qui, una martellata là, uno spigolo da smussare e tutte le cose tornano a posto. È l'Italia del Conte Tacchia, vecchio film con Enrico Montesano, figlio di falegname che porta sempre in tasca una zeppa per assestare un tavolino traballante. È più o meno come ci vedono a Bruxelles, con i pregiudizi sull'arte di arrangiarsi. Magari ci sperano. Dicono che in caso di «condanna» ci daranno tre mesi in più per sanare, e assestare, i bilanci. Qualcosa ci inventeremo.

Solo che quel verbo è una presa in giro. Qui c'è poco da assestare e si pecca di ottimismo. Cosa assesti? Le macerie. I numeri sono croci: debito, Pil, investimenti, occupazione, costo del lavoro. Tutti squilibrati. C'è poi l'aspetto psicologico: gli italiani hanno paura. Sono fermi, immobili, in attesa di un segnale di fiducia, di un vento che segni una ripresa, una svolta, una speranza. Qualcosa da cui ripartire, fosse anche un'olimpiade invernale da mettere in calendario nel 2026. Ecco, quella c'è. Quella adesso, almeno, è vera. La bugia è invece il decreto assestamento, perché quando sei nella melma non ti basta tirare a campare. Il governo del Conte Tacchia, e dei suoi capomastri, non si salva con i giochi di parole. Chiamatela manovra bis e affrontate le vostre (e le nostre) paure.