L'Anm arresta il governo: «Basta schiaffi ai magistrati»

Il leader del sindacato delle toghe: le critiche contro di noi hanno superato i limiti. Renzi: «Parole false, tristi e ingiuste»

Parole forti dal presidente dell'Anm, altrettanto vigore nella replica del premier. L'accusa di Rodolfo Sabelli è di quelle che non si possono ignorare: «Uno Stato che funzioni dovrebbe prendere a schiaffi i corrotti e accarezzare chi esercita il controllo di legalità. Invece, i magistrati sono stati virtualmente schiaffeggiati e i corrotti accarezzati».

Matteo Renzi non ci sta: «Lo Stato non dà schiaffi a magistrati e carezze ai corrotti. Sostenere questo avendo responsabilità istituzionali o a nome di categorie, è triste. È una frase falsa, ingiusta, fa male. Ma non per il governo di turno, per l'idea stessa delle istituzioni».

Un duello così tra i due si era già visto in autunno, sul doloroso taglio delle ferie alle toghe, ma anche in queste settimane sono volate parole grosse sulla nuova responsabilità civile. Eppure, colpisce che stavolta l'occasione non sia un intervento che tocca direttamente la categoria ma una riforma, come quella sulla corruzione, che il governo indica come prioritaria ed è di grande interesse pubblico. In occasione della clamorosa inchiesta dei pm di Firenze, che svela una nuova rete di tangenti per le opere pubbliche e travolge burocrati, politici e imprenditori, ecco che il leader del «sindacato» delle toghe accusa l'esecutivo di non fare abbastanza e nel senso giusto.

Facile pensare che tanto livore si giustifichi solo con il fatto che la magistratura ha dovuto digerire leggi che sgretolano privilegi e mettono in discussione l'intoccabilità» delle toghe, condite da attacchi al vetriolo. Sbotta Sabelli, in una seconda intervista mattutina in tv: «Le critiche contro i magistrati hanno superato i livelli fisiologici».

Il presidente dell'Anm punta l'indice su interventi legislativi che avrebbero favorito i corrotti. Dal decreto legge del 1994, in piena Tangentopoli, che vietava la custodia cautelare in carcere per gli imputati di corruzione alla depenalizzazione del falso in bilancio del 2002, alla riduzione della prescrizione del 2005. «Chi semina vento raccoglie tempesta», avverte Sabelli. Il suo è un «giudizio moderatamente positivo e moderatamente critico» sui provvedimenti più recenti. Ammette che «c'è un'inversione di tendenza», anche se in materia di corruzione si potrebbe fare di più». Per lui, «un passo in avanti» è l'introduzione di meccanismi premiali per i collaboratori, ma non basta in materia di indagini: bisogna «estendere alla corruzione quello che è già previsto per mafia e criminalità organizzata». Ok alle modifiche sul falso in bilancio, anche se «prevedere una pena fino 5 anni per le società non quotate vuol dire non consentire le intercettazioni». Quanto alla prescrizione è «positivo l'allungamento dei termini per il reato di corruzione», ma «anche su questo punto si fa troppo poco: bisognerebbe rivedere completamente il sistema della prescrizione». Insomma, lo Stato «deve darsi da fare» e «chi ha responsabilità della cosa pubblica» deve dare «il buon esempio», perché nel Paese possa «diffondersi la cultura della legalità». Occorre che «le istituzioni arrivino prima» e che «lavorino insieme alla magistratura per raggiungere lo stesso obiettivo». Ecco, forse il punto è questo: se l'Anm pone il veto su una legge vorrebbe che avesse il suo peso.

È solo «vittimismo» strumentale quello dell'associazione dei magistrati, commenta caustico il socialista Enrico Buemi. Sabelli «scambia il binario delle indagini giudiziarie con quello delle lotte sindacali della magistratura», per l'azzurro Francesco Paolo Sisto. E il Pd Andrea Marcucci difende il governo: «Né carezze né pugni, ma provvedimenti che servono al Paese».

di Anna Maria Greco

Roma

Commenti

tonipier

Mer, 18/03/2015 - 16:25

" LA CRISI DELLA GIUSTIZIA COME CONSEGUENZA DELLA DEGENERAZIONE POLITICA" La diffusione della corruzione di cui la democrazia è foriera prelude alla crisi più profonda dello Stato, propiziatrice della instaurazione e dell'infittimento delle collusioni tra poteri pubblici e centrali del potere delinquenziale ad alto livello. La crisi della giustizia italiana è conseguenza della crisi dello Stato e la crisi dello Stato italiano procede dalla decadenza a tutti i livelli.