Abortì in carcere: vuole mezzo milione dal ministero della Giustizia

Mezzo milione di euro chiesto da una detenuta di Galatina

Era il 2 aprile 2009 e abortì in una cella del carcere di Borgo San Nicola in provincia di Lecce. Una detenuta di Galatina portava avanti la gravidanza da sei mesi. Oggi la donna, allora trentenne, chiede al ministero della Giustizia 500mila euro, attraverso una causa civile. Ma non è tutto, c'è anche un procedimento penale in corso: pare siano rimaste inevase tutte le richieste inoltrate al carcere per avere copia della cartella clinica della detenuta.

La donna dopo l'aborto accusò febbre alta. Secondo quanto dichiarato dalla difesa, la prima assistenza che la detenuta ricevette fu quella delle compagne di cella che l’avvolsero con indumenti di lana per attenuare i brividi di freddo. Oggi la detenuta di Galatina sta finendo di scontare una condanna per droga. La difesa della donna della donna è che il 31 marzo 2009, la donna fu arrestata e sarebbe stata costretta, in quei giorni, ad attendere i tempi dell’amministrazione penitenziaria per essere sottoposta alla visita specialistica.

Da fonti di stampa locale emerge la verità della donna da una chiacchierata tra lei e il giudice. La detenuta dichiarava di aver perso il bambino e di non aver avuto problemi prima di essere arrestata. Avrebbe avuto i primi dolori, sintomo di qualcosa che non andava, il martedì sera e avrebbe ricevuto dall'infermiere del carcere una risposta: doveva attendere il giovedì mattina per una visita dalla ginecologa.

Dopo questo interrogatorio venne aperto un fascicolo per procurato aborto o per altre ipotesi di reato. Si puntava a chiarire se c'erano responsabilità a sette anni dalla tragedia.