Leicester e Portogallo, l'anno delle favole

È proprio l'anno delle favole: la squadra di Santos come quella di Ranieri

Era già l'anno del Leicester, adesso è anche l'anno del Portogallo. Se mai ce ne fosse stato bisogno, il pallone dimostra di essere ancora vivo e di saper inventare sempre delle nuove storie, delle favole a lieto fine. La squadra di Santos come quella di Ranieri, guarda caso due tecnici legati dallo stesso destino: entrambi arrivati al trionfo dopo essere passati dall'esonero dalla nazionale greca. Una favola, quella portoghese, scritta anche per merito di questo Europeo a 24 squadre, accolto con tanto scetticismo, perché avrebbe dovuto livellare i valori in basso, e invece capace di sorprendere, nella migliore tradizione di questo torneo che nella sua storia ha sempre offerto spazio a tutti, portando alla vittoria 11 nazionali diverse in quindici edizioni. Non solo, ma l'Europeo a 24 squadre ha ridato freschezza al calcio, appassionando la gente con squadre nuove, con belle realtà come il Portogallo, ma anche come il Galles, l'Islanda, le due Irlande, il ritorno alla grande dell'Ungheria. I tifosi hanno scoperto volti nuovi, maglie nuove, riti nuovi come quello dei giocatori e dei tifosi islandesi.

L'Europeo a 24 squadre ha sorpreso anche nella composizione del tabellone, criticata anche questa come se ci avesse messo mano qualcuno deliberatamente e non fosse stata determinata da sorteggi e risultati. E se qualcuno è arrivato a criticare il Portogallo perché ha vinto una sola partita nei 90' regolamentari, va altrettanto detto che la squadra di Santos non ha mai perso nemmeno una partita, e questo vorrà pur dire qualcosa... Non solo, ma sul suo cammino ha buttato fuori la Croazia dei fenomeni che tutti temevano e il Galles rivelazione. Prima di stroncare la Francia a casa sua e senza il proprio fuoriclasse di riferimento.

D'altra parte è il calcio delle nazionali in genere ad uscire rivalutato da questo Europeo. Proprio perché la vittoria del Portogallo dice che avrebbero potuto vincerlo quasi tutte le altre squadre. A differenza del calcio dei club, dove i grandi talenti sono tutti concentrati nelle squadre più ricche e potenti, nel calcio delle nazionali questi fenomeni sono distribuiti più democraticamente, in base alle loro origini e alle scuole che li hanno saputi coltivare. Almeno fino a quando, come avviene già in altri sport a partire dall'atletica, non verrà concesso a emiri e sceicchi di comprarsi anche i passaporti.