L'eredità del professor Cantore: formare e far crescere i giovani

È stata ricordata all'Irccs Neuromed di Pozzilli la figura dell'ex direttore del Dipartimento di neuroscienze. Presenti oltre 100 specialisti

Largo ai giovani o, più precisamente, ai giovani neurochirurghi. A Pozzilli, nell'aula magna dell'Irccs Neuromed si sono incontrati alcuni tra i massimi esponenti della neurochirurgia italiana per mettere a fuoco il futuro della specializzazione e le prospettive che si sviluppano attorno a un unico fulcro: la formazione dei giovani.

Durante la «due giorni» del Convegno nazionale, grazie a Neuromed e a Fondazione Neuromed, oltre 100 specialisti di neurochirurgia hanno affrontato le evoluzioni più recenti delle tecniche neurochirurgiche, ricordando la figura del professor Giampaolo Cantore, al quale è stato dedicato il Dipartimento di neuroscienze, da lui diretto per numerosi anni e trasformato in una realtà di respiro internazionale.

Il professor Cantore, uomo di grande personalità, ha sempre insegnato ai suoi allievi l'importanza di puntare sulla formazione dei giovani. Proprio questo è stato l'obiettivo principe dell'intensa attività del professore, volta a lasciare un imprimatur indelebile tra le nuove leve. Durante il convegno si è così approfondito questo concetto, discutendo dell'importanza, per i futuri medici, di ripercorrere la strada tracciata dal professor Cantore. «Uno dei punti fondamentali dell'insegnamento di Cantore - commenta il dottor Gualtiero Innocenzi, che coordina con il professor Vincenzo Esposito la Neurochirurgia Neuromed - è sempre stato quello di puntare molto sulla formazione dei giovani, dando loro fiducia. Era una persona molto severa e pretendeva molto. Ma dava anche molto e sapeva riconoscere il merito. Non era uno di quelli che “oscurano” gli allievi. Ha sempre tenuto a dare spazio e opportunità». Così, l'intero convegno, in una scelta che lo stesso Esposito definisce «un fatto piuttosto anomalo nel panorama italiano e internazionale», ha visto susseguirsi gli interventi di relatori giovani, impegnati nell'affrontare tecniche e tematiche innovative, legate agli argomenti sui quali proprio Cantore si è impegnato maggiormente nella sua vita professionale.

Non sono mancate, durante la due giorni, le riflessioni sull'importanza del ruolo che Neuromed si è ritagliato nel campo della neurochirurgia. «Siamo collocati decisamente bene - spiega Innocenzi -. È un istituto che esiste nella forma attuale da molto meno tempo di altri (quest'anno ricorre il ventesimo anniversario della neurochirurgia Neuromed). Siamo decentrati in un piccolo centro di una zona non certo popolata. Eppure abbiamo un volume di attività tra i più importanti d'Italia, anche in termini di complessità e qualità degli interventi. Siamo sicuramente tra gli Istituti più importanti, oggi, nel nostro Paese».

Fiore all'occhiello della neurochirurgia, Neuromed ha un ruolo importante anche nel panorama mondiale. «Non era solo tecnica - ricorda Esposito -. Il professor Cantore ci ha anche insegnato a considerare sempre i bisogni del malato. Persino a considerare particolari ai quali normalmente si potrebbe dedicare poca attenzione. Come, a esempio, l'estetica di quello che facciamo: è importante aprire la testa, ma anche non far vedere niente di quello che abbiamo fatto, per la qualità di vita del paziente. Ricordo la cura dei particolari e l'estremo rigore, tutte cose alle quali ha addestrato prima di tutto se stesso. Il professor Cantore a continuato a operare fino a pochissimo tempo prima della morte, occupandosi personalmente di ricerca. Per tutti noi rappresenta un grande esempio e una presenza che sentiamo ancora oggi ben presente».