L'estate del cibo colorato

L'estate da sempre è la stagione dei colori: nei vestiti, sulla spiaggia, e anche nel cibo. Una volta comandava la natura: una fetta di anguria rosso fuoco, un pesca giallo sole, una manciata di mirtilli viola. Oggi anche i cibi più tradizionali, brioche, tè e cappuccino, si accendono dei colori dell'arcobaleno. Complice di questa deriva è l'usanza ormai diffusa di postare foto di cibo sui social. Su Instagram dalla nascita nel 2010 sono state pubblicate 40 miliardi di foto, a gennaio erano 95 milioni al giorno per 700 milioni di utenti. La corsa è a pubblicare lo scatto più sensazionale, per scatenare il consenso di amici e conoscenti. E vista la concorrenza, l'asticella si alza. L'ultima tendenza viene dal Giappone e si chiama dorosha: per cogliere l'inquadratura perfetta i maniacali nipponici si avvalgono di droni. Il colore resta però il modo migliore di catturare l'attenzione. Tramontata l'era dei temibili coloranti siglati «E», oggi si estraggono dalla natura: polvere di carbone per il nero, alga spirulina per il blu, mirtillo, barbabietola e il più esotico Ube per il viola. Il naturale e l'occhio comandano.

E il gusto? Può passare in secondo piano.


IL CAPPUCCINO DI STARBUCK'S - Un cappuccino un po' troppo dolce

Ha aperto la stagione calda il cappuccino Unicorn disponibile nei caffè Starbucks americani lo scorso aprile. Colorato con spirulina, mela, ciliegia, radicchio e patata dolce, ha fatto furore ma chi l'ha assaggiato ha avuto da ridire sul gusto, pare un tantino troppo dolce con un retrogusto di mango e crostata della nonna. Di sicuro la bevanda, in vendita per soli 5 giorni, ha sdoganato unicorno, per designare un cibo dai mille colori. Nella cultura pop anglosassone il mitico animale è sempre più spesso associato all'arcobaleno, e da qui a indicare sui social i multicolori cibi il passo è stato breve. Un motivo in meno per agognare Starbucks in Italia, nel 2018.

BUBBLE TEA - Le palline che scoppiano in bocca

Sembra un'innovazione nata sull'onda della cucina molecolare e della sferificazione di cui lo chef spagnolo Adrià fu il papà, ma in realtà il Bubble Tea ha un'origine più umile anche se esotica: sarebbe nato negli anni Ottanta dello scorso secolo a Taiwan. Si tratta di un tè verde aromatizzato con vari gusti alla frutta, da «abbinare» a perle di tapioca gommose e gelatina di frutta. L'effetto cromatico è assicurato, e c'è anche un effetto sensoriale, dato dalle perle che, una volta schiacciate con i denti, sprigionano il loro aroma. Da noi i primi negozi sono apparsi in primavera, e quello in centro a Milano ha spesso una lunga fila di giovani appassionati.

MERMAID TOAST - Il panino blu della Sirenetta

Estivo come non mai, per i colori marini e il nome evocativo (il toast della sirena) è stato inventato a Miami dalla «food stylist» (sì, esiste anche questa figura) Adeline Waugh. Facile da fare, non scommettiamo che possa appassionare i foodie e tanto meno gli esigenti palati italici: si tratta infatti di una banale fetta di pane in cassetta spalmata con formaggio fresco colorato con alga spirulina (di colore blu) e clorofilla (che aggiunge i toni verdi). Un riprova, se ce ne fosse bisogno, che le mode spesso, oltre a durare quel battito di ciglia che è la stagione estiva, hanno meno sostanza, quanto meno culinaria, dei sogni di shakespariana memoria.

IL GELATO NERO - Il cono «all black» conquista gli Usa

Lo stilosissimo gelato nero a base di cenere di noce di cocco di Morgenstern's a New York spopola nella Grande Mela. Non fa una bella scena su vestiti e sulle labbra e tra i denti ti trasforma in un sorta di pirata dei Caraibi in disarmo, ma fa furore su Pinterest e Instagram. E ha dato la stura alle versioni con liquirizia nera, sesamo nero, ribes nero eccetera. La versione «all black» vuole nero anche il cono, ed è apparsa a Los Angeles. Attendiamo che quest'estate arrivi anche in Italia (anche se non è detto che non sia già apparso in una delle nostre 19mila gelaterie e pasticcerie artigianali). Del resto, la patria del gelato di tutti i colori (Puffo docet), siamo noi.

BRIOCHE E BAGEL - Se dal forno esce l'arcobaleno

Pensate che il pane abbia le sfumature del grano, e dolci e biscotti si attestino intorno alla doratura dei cereali, spingendosi al massimo fino alla versione integrale? Anche qui vi sbagliate perché la moda del colore ha travolto anche i prodotti da forno. Ecco pasticcieri e panettieri «d'avant-garde» che a Londra e New York creano brioche, donuts, bagel a coloratissime - e naturalissime - strisce, create con dolcissimi mango, pistacchio, amarena e frutto della passione. Più minaccioso, il bagel arcobaleno, che onestamente più che un fragrante dolce appena sfornato sembra una creazione fatta da vostro figlio con il Didò. Però è certo molto, molto fotogenico.

RAINDROP CAKE - Il dolce di pioggia fatto di nulla

Il Raindrop Cake è il dolce fatto di nulla. La prima versione del «dolce goccia di pioggia» è apparsa nella Grande Mela, ma si rifà a una ricetta giapponese, evoluzione del mochi, il dolce tipico che già proprio gustoso non è. Le prime versioni somigliavano a una protesi di silicone, tremula e trasparente, che le lacrime le faceva venire sul serio, al gourmet che è nascosto più o meno in tutti noi. Recentemente a Londra sono apparse versioni più carine e colorate, sempre molto eteree. Ha un vantaggio innegabile: pochissime calorie (è fatto di acqua, zucchero e agar agar, un gelificante tratto da un'alga), ed è pure vegano. Le voci su Instagram sono oltre 17mila.