L'Estonia difesa sul confine russo dagli aerei italiani

Si tratta di un'operazione di controllo del cielo messa in atto dalla Nato con velivoli della base di Gioia del Colle in Puglia

"Baltic Eagle" (aquila baltica) è il nome dell'ultima missione in cui sono impegnati i caccia dell'aeronautica militare italiana. Obiettivo: la protezione dell'Estonia lungo il confine con la Russia. In prima linea direttamente la Puglia. Perchè gli aerei partono proprio dalla pista militare dell’aeroporto di Gioia del Colle, in provincia di Bari. L’obiettivo è contribuire alla difesa aerea del paese baltico, nell’ambito della missione Nato di Air Policing. Partita in questi giorni, l'operazione internazionale durerà fino a maggio e vede coinvolti quattro velivoli (due Eurofighter del 36° Stormo con il rinforzo di altri due Efa "Typhoon" inviati dal 4° Stormo di Grosseto). Fino a centoventi il numero di militari coinvolti nella missione. Gli aerei sono schierati nell’aeroporto di Ämari, a circa 60 chilometri ad ovest della capitale estone, Tallinn. La missione italiana in Estonia è subentrata a quella belga lo scorso 10 gennaio. L’Arma Azzurra è stata già coinvolta in operazioni simili, in Slovenia e in Albania. Nel 2004, con l’ingresso nell’Alleanza Atlantica dei Paesi Baltici e della Bulgaria, gli spazi aerei di quei paesi sono diventati parte integrante dello spazio euro-atlantico e, come tali, sono stati inclusi nel sistema di difesa aerea e missilistico della Nato. Tra le varie operazioni c'è anche quella di "air policing", cioè la continua sorveglianza dei cieli volta ad assicurare l’integrità e la sicurezza dello spazio aereo dei paesi del Patto atlantico. Tra gli stati membri dell’alleanza, non tutti dispongono di assetti in grado di garantire appieno la propria difesa aerea secondo gli standard richiesti e, in questo caso, altri Paesi membri – permanentemente o a turno - si fanno carico di integrarne le capacità di difesa. Così nel caso dell'Estonia. In quest'ottica bisogna ricordare che Tallinn mantiene un rapporto particolarmente solido con gli Stati Uniti. Di conseguenza, il confine con la Russia va tenuto sotto controllo. Le motivazioni risalgono agli anni in cui l’Estonia era una repubblica sotto il tallone dell’Urss. A questo si aggiungono altri eventi più recenti come la rimozione del monumento al soldato sovietico nel 2007; il caso Kohver, con l’arresto e la successiva incarcerazione a Mosca, il 5 settembre 2014, di un ufficiale dei servizi di sicurezza estoni accusato dalla Russia di spionaggio. L’uomo fu poi rilasciato l’anno successivo; la crisi ucraina; l’annosa questione degli accordi sui confini tra Federazione Russia ed Estonia, da tempo in stallo; l’integrazione della minoranza russa (pari a circa il 25% della popolazione), ancora incompleta. Ma la partita non si gioca solo sul confine: l’Estonia segue con preoccupazione l’evolversi delle crisi in Medio Oriente, dove svolge un'attività di cooperazione e di aiuti umanitari. Mantiene, inoltre vivi, i rapporti economico-commerciali con i Paesi dell’Estremo Oriente (Cina in primis), dell’Asia Centrale e dell’India. E questo, probabilmente, non viene vista di buon occhi da una Russia sempre più influente in quelle aree.

Commenti

swiller

Mer, 24/01/2018 - 04:39

NATO un'autentica organisazzione criminale.