Una lettera anonima alla vedova rivela l'errore dei medici

La morte sarebbe avvenuta per il mancato funzionamento di un apparecchio, che i medici non hanno sostituito

Sembrava uno di quei casi in cui il destino gioca con la vita delle persone. Una tragedia che aveva coivolto un padre di famiglia, Davide Colizzi, 49 anni, morto a seguito di un intervento al cuore. Ma una lettera anonima arrivata alla moglie, dimostra che in realtà la morte dell'uomo potrebbe essere avvenuta per un errore dei medici.

Lo scorso 28 febbraio Colizzi era stato ricoverato all'ospedale Brotzu di Cagliari, per l'impianto di una valvola aortica biologica, che si era successivamente staccata. Questo aveva reso necessario un altro intervento a cuore aperto, avvenuto il 21 maggio. Dopo nove ore e mezza, l'uomo era uscito dalla sala operatoria ma, a causa di alcune complicazioni, la situazione era precipitata e l'unica possibilità di sopravvivenza era data dall'ausilio delle macchine. Tre giorni dopo, era stata dichiarata la morte cerebrale. La moglie di Davide, Roberta Uda, aveva intenzione di cremare il corpo del marito, ma un problema burocratico aveva rallentato le procedure. Proprio questo ritardo ha permesso alla donna di ricevere, lo scorso venerdì, la lettera anonima, prima che la cremazione impedisse di accertare le cause della morte.

La lettera, inserita in una busta intestata dell'ospedale Brotzu di Cagliari, segnalava che il decesso non era stato causato da un fatalità. Sembra, infatti, che durante l'intervento l'apparecchio che garantisce la circolazione extracorporea si sia bloccato. Nonostante questo, il chirurgo che operava Colizzi, avrebbe proseguito l'operazione, senza provvedere alla sostituzione della macchina. Il Corriere della Sera riferisce che l'apparecchiatura abbia portato alla formazione di coaguli di sangue che impedivano la circolazione sanguigna e, anche una volta avvertito del malfunzionamento, l'equipe non abbia interrotto l'intervento. L'anonimo, inoltre, afferma che Davide sarebbe deceduto già durante l'intervento e non tre giorni dopo, come i medici hanno fatto credere alla famiglia.

Roberta Uda si è rivolta a un legale per presentare un esposto-querela. Sul corpo del marito verrà effettuata l'autopsia, col prelievo degli organi, per accertare le cause del decesso. Inoltre, la procura ha disposto il sequestro dell'apparecchiatura e delle cartelle cliniche, aprendo un'inchiesta per omicidio colposo, il cui unico indagato è Emiliano Cirio, capo dell’equipe di cardiochirurgia che ha operato Davide. A occuparsi del caso sarà un pool specializzato in materia di responsabilità medica e tre esperti dell'università Cattolica di Roma, entro 90 giorni, dovranno esprimere le loro valutazioni in merito.

Spetterà a loro capire se si tratti di un altro caso di malasanità, la cui dinamica è simile a una vicenda del 2006, quando una donna era morta in circostanze sospette dopo un intervento al cuore. L'inchiesta, che era poi stata archiviata, era stata avvita a seguito di una lettera anonima. Lo sconosciuto scrittore conclude sottolineando che nulla può restituire i propri cari,"ma l’errore deve essere riconosciuto".