Libero dopo due anni in cella: "Pensare di non farcela mi ha salvato la vita"

L'imprenditore Roberto Berardi racconta a ilGiornale.it la sua esperienza in carcere: "

Roberto Berardi, l’italiano detenuto nel carcere di Bata per più di due anni

«Ho sempre pensato di non farcela. Forse sotto tanti punti di vista ho passato la mia detenzione come un ribelle proprio perchè pensavo questo. Ma alla fine, pensare di non farcela, mi ha salvato la vita. Si sono spaventati del fatto che, nonostante i soprusi, io non mollassi mai». A parlare a IlGiornale.it è Roberto Berardi, l'imprenditore italiano di 50 anni che fino al nove luglio scorso era detenuto in regime di isolamento nel carcere di Bata, in Guinea Equatoriale. Berardi, prima di far rientro in Italia, è rimasto in custodia consolare per tre giorni. E poi, finalmente, è arrivato il momento tanto atteso: il volo che lo ha riportato a casa.

L'incubo di Berardi, che in Africa ha lavorato una vita, inizia il 19 gennaio del 2013 quando viene arrestato e condannato a 2 anni e 4 mesi per appropriazione indebita dopo un processo farsa voluto dal suo ex socio in affari Teodoro Nguema Obiang Mangue, figlio di Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, Presidente della Guinea Equatoriale dal 1979. In realtà, spiega Berardi, «il mio ex socio ha mandato i suoi militari a prendermi per impedirmi di testimoniare in alcuni processi contro di lui in Francia e negli Stati Uniti. Ha potuto così mettermi a tacere in un momento molto delicato per lui, quando ci si accorse che dirottava ingenti proventi della corruzione all'estero».

La detenzione di Roberto Berardi è stata estremamente dura, tanto che, anche il rapporto annuale di Amnesty International del 2014 si era occupato del suo calvario. Quasi trenta mesi in cella tra maltrattamenti, pestaggi e abusi di ogni genere. «Lo scopo principale era che non avessi alcun contatto con l'esterno per diffondere informazioni. E' il mio corpo che parla per me». Già dopo quattro mesi di detenzione Berardi aveva scritto un appello in cui descriveva la sua grave situazione: «Temendo per la mia vita, scrivo nella speranza che qualcuno possa e voglia aiutarmi ad uscire da una situazione che mi vede protagonista e che mi ha portato, da incolpevole, ad essere detenuto nelle carceri della Repubblica di Guinea Equatoriale senza nessun capo d’accusa e senza prove a mio carico».

Ma l'aiuto dell'Italia a Roberto Berardi non è arrivato subito. «In una fase iniziale ho l'impressione ci sia stata un po' poca reattività e troppa circospezione da parte della nostra diplomazia. Ma devo anche dire, in tutta onestà, che in tempi più recenti sembra che abbia assunto comportamenti più rigorosi e efficaci di un tempo, cercando di colmare il vuoto. Spero che la mia esperienza possa essere utile per evitare ad altri ciò che ho subito io».

Dopo continui rinvii per la scarcerazione, Roberto Berardi è finalmente rientrato in Italia. E adesso vuole aiutare gli altri detenuti, tra cui anche alcuni italiani. «Tutto sommato è stata un'esperienza che mi ha dato molto e infatti, oggi, io stesso ho molto da dare. Quello che ho subito io lo vivono ogni giorno coloro i quali sono ancora reclusi là dentro: questo per me è intollerabile».

Commenti

Felice48

Mer, 15/07/2015 - 12:59

"Ma l'aiuto dall'Italia non è arrivato subito." Gli aiuti arrivano soltanto per due sbandate illuse che hanno favorito i terroristi.

killkoms

Mer, 15/07/2015 - 18:44

Notare come i "diversamente bianchi 'si fanno rispettare a casa loro..!