Licenziato perché fuma al lavoro, il giudice lo reintegra

Un metalmeccanico di un'impresa lombarda aveva perso il lavoro perché fumava in un cantiere all'aperto

Licenziato perché fuma sul posto di lavoro (sebbene all'aperto, in un cantiere), un metalmeccanico lombardo è stato reintegrato nelle sue mansioni dal giudice del Tribunale di Monza. La notizia, diffusa dalla Cisl, arriva dalla Tagliabue Spa, impresa del settore metalmeccanico, che aveva proceduto al licenziamento disciplinare di un dipendente sorpreso a fumare in orario di lavoro in un cantiere all'aperto.

La sentenza dei giudici brianzoli, però, ha giudicato negativamente l'iniziativa dell'azienda, che è stata condannata al reintegro del lavoratore e alla corresponsione di tutte le retribuzioni maturate dall'illegittimo licenziamento alla data di rientro. Grande soddisfazione è stata espressa dai legali del metalmeccanico: "Troppo spesso nei procedimenti disciplinari - ha commentato l'avvocato Filippo Raffa - ci si concentra sul contenuto della contestazione senza tenere conto del punto di vista del lavoratore e del contesto in cui questa viene comminata".

"Questa sentenza - spiega il segretario della Fim Milano Metropoli, Gianluca Tartaglia - è importante in quanto sancisce che il reintegro è possibile superando cosi le diffidenze riguardo la Riforma del Lavoro del luglio 2012, che sembrava aver attenuato le garanzie poste a tutela del lavoro e dei lavoratori, dimostrando che anche il sindacato deve provare a cambiare i luoghi comuni che portano a credere che sia impossibile contrapporsi a queste ingiustizie."

Commenti
Ritratto di ForzaSilvio1

ForzaSilvio1

Mer, 19/03/2014 - 15:50

E come al solito, la magistratura politicizzata affossa la libera imprenditoria italiana! Vorrei proprio vedere se quell'operaio nullafacente non avesse avuto la tessera sindacale del PD, cosa gli facevano!? Imprenditori, espatriate tutti finchè siete in tempo, prima che lo Stato politicizzato e disEquiItalia vi succhino tutti i soldi.

schiacciarayban

Mer, 19/03/2014 - 16:03

E' ovvio che non l'hanno licenziato perchè fumava, probabilmente lo hanno licenziato perchè non lavorava... il fumo è stata una scusa. E così adesso il povero imprenditore si troverà costretto a pagare un nullafacente, alla faccia della libera impresa e di tutti i bei proclami di Renzi!

andrimail

Mer, 19/03/2014 - 16:49

Se applicassero lo stesso criterio per i dipendenti pubblici, ne' licenzierebbero il 90% e avremo risolto tutti i nostri problemi..

Ritratto di Mario Galaverna

Mario Galaverna

Mer, 19/03/2014 - 16:56

Mai visti i tabagisti sul luogo di lavoro? Una paglia dietro l'altra e tutti all'aperto perchè in ufficio NON si fuma. Detraete dallo stipendio il tempo perso o pagate AI NON FUMATORI IL TEMPO NON PERSO. Fate i conti. Fumarsi un pacchetto al giorno equivale almeno ad un'ora di LAVORO PERSO ma RETRIBUITO.

LAMBRO

Mer, 19/03/2014 - 17:28

OGGI IL DIRITTO LO FANNO I GIUDICI...... CONTRA LEGEM , CONTRO LA SANITA', A FAVORE DELLA DIFFUSIONE DELLE FORME CANCEROGENE ...... DOV'E' LA SICUREZZA SUL LAVORO? DOV'E' IL COLLE?....E LE AZIENDE SCAPPANO O VANNO A RAMENGO

Ritratto di Zagovian

Zagovian

Mer, 19/03/2014 - 18:20

"Attrito" di inizio giornata?...pausa "caffè"(due al giorno)?...,pausa "fumo"?...,"attrito" di fine giornata?...Diciamo un'ora e mezza in tutto?....Alla fine su otto ore,è quasi un 20% in meno....E le altre ore "effettive" di questi soggetti,come saranno?....(una mattina,ho avuto modo di soffermarmi,per un'oretta, nell'atrio Uffici della Provincia di Alessandria....Che "traffico"!Che "chiacchere" ai vari incroci!Che "pause"!...)....Come al solito,se ne avvantaggiano,i soliti(tabagisti e non),e guai a toccarli,guai a fare presente,che...

mariolino50

Mer, 19/03/2014 - 20:49

LAMBRO E' il contrario, io non fumo ma chi ha il vizio, dal quale lo stato ricava miliardi, se non può fumare diventa nervoso e anche pericoloso in certi tipi di lavoro che nrichiedono concentrazione, non mi davano neanche noia i colleghi che fumavano, bastava che non mi svampassero in faccia. Basta con questa finta moralità, campare da malati e morire sani, perchè prima o poi ci si arriva, a che prò privarsi di tutti i pochi piaceri della vita. In altri paesi la legge la fanno davvero i giudici, non ci sono neanche veri codici.

cgf

Mer, 19/03/2014 - 21:23

negli USA è vietatissimo fumare in un cantiere, c'entra nulla il tempo di lavoro perso o le questioni salutiste, molto più semplicemente in un cantiere vi sono spesso infiammabili e NON SI PUO' MAI fumare AT ALL, anche quando non ci sono perché il loro arrivo non è annunciato con la fanfare,that's it.

emi46

Mer, 19/03/2014 - 22:38

andrebbero licenziati certi giudici

Roberto Casnati

Gio, 20/03/2014 - 07:30

La verità signori è che l'operaio in questione passava il suo tempo a fumare e bere caffè invece di lavorare, era un fannullone arrogante esattamente come i sindacalisti FIOM della FIAT ed esattamente come loro è stato reitegrato! Questi provvedimenti idioti sono un incentivo all'emigrazione delle aziende ed un premio ai fannulloni della mafia sindacale!

biricc

Gio, 20/03/2014 - 08:43

Schiacciaryban, mi hai anticipato è proprio così.

Cinghiale

Gio, 20/03/2014 - 10:52

Quando ero responsabile di stabilimento ho sempre avuto operai con la sigaretta in bocca. Lavoravano e fumavano, fumavano e lavoravano (poveri polmoni) deve esserci qualcos'altro che nell'articoletto non è spiegato. Certo se questo quando fumava se ne stava fermo a guardare il panorama, 5 minuti a sigaretta, dieci sigarette 50 minuti. Ma l'articolo è troppo succinto.

Raoul Pontalti

Gio, 20/03/2014 - 16:32

cgf ci sono cantieri dove se ti trovano con la sigaretta spenta in bocca ti prendono a calci (per evitarti il licenziamento con la sigaretta accesa e anche la denuncia penale) e altri dove puoi fumarti una caldaia da locomotiva, dipende da cosa vi si trova: con vapori e gas infiammabili o anche liquidi (benzina ad es.) o solidi (come carta, segatura, etc.) se fumi sei un criminale, altrimenti il divieto ha, in spazi ristretti, significato di evitare disturbo ad altri lavoratori e quindi anche sanitario, mentre in spazi ampi il divieto può essere semplice capriccio (ma dichiarato come utile per la sicurezza, per evitare spreco di tempo che costa al padrone, etc.). Non conosco il fatto specifico e la natura causale del divieto, ma mi paiono condivisibili le argomentazioni riportate sul formalismo contenutistico della sanzione che va confrontato con la situazione concreta e con le cause di giustificazione addotte dal lavoratore.