Il limite del tempo e dell'uomo

«Due verità che gli uomini generalmente non crederanno mai: l'una di non saper nulla, l'altra di non esser nulla. Aggiungi la terza, che ha molta dipendenza dalla seconda: di non aver nulla a sperare dopo la morte». Un pensiero di Leopardi dallo Zibaldone. Inadatto al clima natalizio, ma terribilmente vero. Forse la forza di un pensiero così chiaro dissolve le nostre illusioni, ma ci impegna a dimenticarlo, per fingere che la nostra vita abbia un senso. Perché vivere altrimenti? L'insensatezza della nostra azione si misura con la brevità del tempo. Da tale pensiero è sfiorato anche Dante, che non dubitava di Dio, ma misurava il nostro limite rispetto al tempo: «Se tu riguardi Luni e Urbisaglia/come sono ite e come se ne vanno/di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,/udir come le schiatte si disfanno/non ti parrà nuova cosa né forte,/poscia che le cittadi termine hanno./Le vostre cose tutte hanno lor morte,/sì come voi; ma celasi in alcuna/che dura molto, e le vite son corte». Se tutto finisce, perché noi dovremmo sopravviverci? E se ci fosse qualcosa dopo la morte, che limite dovremmo porvi? I nati e i morti, prima di Cristo, gli egizi e i greci, con le loro religioni, che spazio dovrebbero avere, nell'aldilà che non potevano presumere? La vita dopo la morte toccherebbe anche agli inconsapevoli? Con Dante e Leopardi, all'inferno incontreremo anche Marziale e Catullo? O la vita oltre la morte non sono già, come per Leopardi, i loro versi?

Commenti

nomade

Gio, 28/12/2017 - 17:09

Se Sgarbi potesse comprendere Dio, Dio sarebbe troppo piccolo per essere Dio. Continua a fantasticare sulle arti visive rinascimentali e lascia a noi i problemi complessi.

corivorivo

Gio, 28/12/2017 - 17:46

Certamente i versi del Leopardi sono eternamente presenti, secondo la meccanica quantistica, nella visione olistica di David Bohm. Nell'universo olografico, la natura delle cose è illusione, Maya. Non esiste né tempo né spazio. Tutto compenetra tutto, ora. Sembra inverosimile, ma pure il "nomade" è parte del tutto eternamente presente.

soltantolaverita'

Gio, 28/12/2017 - 18:07

Sgarbi,chiedi al tuo ufficio stampa perched' mi hanno mandato quella risposta ipocrita e villana. soltnto la verita'

ohibò44

Gio, 28/12/2017 - 19:22

“Se tutto finisce, perché noi dovremmo sopravviverci?” E’ solo questione di fede, o si ha fede in Dio creatore o si ha fede nell’eternità della materia (la scienza ci spiega che dal nulla non si può creare nulla)

antonellielio

Gio, 28/12/2017 - 23:19

Si Vittorio hai ragione , la vita dopo la morte SONO I VERSI di Leopardi. Grazie Vittorio per ricordarmi attraverso Giacomo Leopardi che un giorno dovrò morire e che l'aldilà non esiste ,come invece non poteva fare a meno di credere dante. Ma qui non posso fare a meno di ringraziare Giovanni Evangelista che attraverso nostro Signor Gesù Cristo scrive: "A quanti però l'hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di DIO : a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue , né da volere di carne ,né da voler di uomo , ma da Dio sono stati generati . E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e verità.

acam

Ven, 29/12/2017 - 00:03

ohibò44 Gio, 28/12/2017 - 19:22 si ma che anche non si può distruggere nulla, perché eterna trasformazione e rappresentazione di ciò, che si vede, pensa e parla Avogadro sintetizzò tutto nella sua legge di cui qui è stata richiamata ohibò solo una parte.

Ritratto di Contenextus

Contenextus

Ven, 29/12/2017 - 00:27

I romani avevano capito tutto. Primum vivere, deinde philosophari.

mich123

Ven, 29/12/2017 - 09:24

Quando le cose gli vanno male un bambino di tre anni corre in braccio alla mamma. L'adulto prega sperando che qualcuno lo ascolti.

ohibò44

Ven, 29/12/2017 - 11:31

Acam, non avevo intenzione di citare Avogadro, volevo semplicemente spiegare che ci sono due scelte: credere in un Dio creatore o nell’eternità della materia. Desideravo semplicemente evidenziare che chi si dice ateo deve avere un’altra fede, ma nessuno può riconoscere se stesso se non in una fede e, in quanto tale, irrazionale.

nomade

Ven, 29/12/2017 - 12:38

Sicuri che la morte rappresenti una discontinuità?

nomade

Ven, 29/12/2017 - 13:33

Ma insisto, Sgarbi non e' all'altezza.

idleproc

Ven, 29/12/2017 - 14:56

Contenextus. Citazione saggia ma sapevano anche che il "presente" è il nulla se non è connesso a quanto ricevuto dagli antenati e a ciò che si lascia e si cerca di costruire per i posteri. Sul trascendente avevano una visione molto pratica e funzionale. Poi sono arrivati quelli che agli altri ordinavano di pensare a vivere solo dopomorti. Da lì è cominciata la sfiga sulla quale Leopardi si arrovella e in parte si affossa.

pardinant

Ven, 29/12/2017 - 17:01

Condivido il nulla di Sgarbi. Come può un essere imperfetto e malvagio come l'uomo, capace di macchiarsi di crimini terribili alla prima occasione, aspirare alla vita eterna? Come può la Chiesa dare questa vita eterna quando sappiamo che nei secoli si è macchiata degli stessi terribili crimini? Beati quelli che credono perchè la sola speranza di per se può dare sollievo, quelli che non credono, possono solo aspettare che si spenga la luce e poi ... il nulla.

nomade

Ven, 29/12/2017 - 17:03

Ne ha appena sparata un'altra sugli stipendi faraonici dei siciliani. Secondo lui sono meritati. Sicuri che vogliate affidare questo attrezzo la gestione della vostra vita futura?