La lobby in toga insabbia tutto. Non è reato il falso su Renzi

La giustizia si conferma un'arte antica e nobile come il gioco del cerino: basta passare il fiammifero acceso a qualcun altro. Tanto, prima o poi la fiamma si spegnerà e il Csm potrà riprendere la propria routine

Meglio non sporcarsi le mani. Anzi, ancora meglio lavarsele alla maniera di Ponzio Pilato, il procuratore della Giudea, come lo chiamava il grande Anatole France. Il Csm che apre fascicoli un giorno sì e l'altro pure, che lancia fieri proclami come nemmeno i rivoluzionari parigini, che si straccia le vesti contro le invasioni di campo, non se la sente di approfondire lo scontro feroce fra le procure di Napoli e Roma. Forse, pare di capire, la contesa, anzi la sconfessione reciproca perché di questo si tratta, è la solita invenzione dei giornali o forse no. Non importa. Meglio accontentare tutti che scontentare qualcuno: la corporazione togata è salva, l'onore no. Ma questo dev'essere un dettaglio di poco conto. Una procura utilizza un corpo investigativo che l'altra non vuole neanche più sentire nominare, ma pazienza. C'è talmente un clima di collaborazione e fiducia che Roma ha deciso di rifare passo passo tutti gli atti compiuti da Napoli.

Del resto in Campania sono stati confezionati almeno due falsi d'autore gravissimi che hanno spinto sul ciglio del burrone l'ex presidente del Consiglio e suo padre ma pure questo risulta incidentale. Insomma, nel Paese che da quarant'anni si indigna per i servizi deviati, gli apparati dello Stato che hanno deviato dalla retta via non sono una notizia. Almeno al Consiglio superiore che del resto, nelle vesti di tribunale disciplinare, è passato alla storia per alcune sentenze surreali, per esempio per avere rimesso serenamente al suo posto il magistrato che si era messo a chiedere l'elemosina in mezzo alla strada a mano aperta.

Sotto stress, a sentire l'illustre sinedrio, ma perfettamente in grado di tornare alle proprie delicatissime funzioni 24 ore dopo lo sconcertante fuoriprogramma. Va bene cosi. E poi c'è sempre nell'Italia che ha più autorità per metro quadrato degli abitanti di Hong Kong il rischio di tagliare la strada a qualcun altro che potrebbe dire la sua, ma non lo farà, sul tema. I Ponzio Pilato di oggi hanno lo scudo già pronto: non vogliono interferire con niente e con nessuno e poi c'è il ministro Orlando che ha già sventolato loro in faccia la paletta rossa e a sua volta ha chiesto notizie al procuratore generale di Napoli - ma quelle che aveva non gli bastavano e, anzi, avanzavano? - in un rimpallo bizantino di rituali estenuanti ed estenuati che mortifica l'opinione pubblica. Certo, in questo balletto dove tutti cedono il passo, stride che batta un colpo secco il ministro che è il principale competitor nel Pd di quel Renzi vittima dei Pinocchi vesuviani. Ma pure questa dev'essere contorno.

La giustizia si conferma un'arte antica e nobile come il gioco del cerino: basta passare il fiammifero acceso a qualcun altro. Tanto, prima o poi la fiamma si spegnerà e il Csm potrà riprendere la propria routine: promettere, domani, le riforme, spartire, oggi, le poltrone.