L'odio si nasconde nei ghetti e nella povertà: anche l'Italia trema

Da un'indagine è emerso che il 33,9 per cento delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà, mentre tra gli italiani il livello scende al 12,4. Importante anche la dimensione abitativa

A poche ore dall'attentato avvenuto a Berlino, che ha provocato la morte di 12 persone e 48 feriti, anche in Italia torna la paura del terrorismo.

Secondo uno studio recente della Fondazione Leone Moressa, che ha analizzato la precarietà sociale, le città italiane hanno un alto rischio di marginalizzazione e, di conseguenza, di disagio e devianza. Nelle periferie vivono le seconde e terze generazioni di immigrati che alla ghettizzazione e all'emarginazione rispondono con l'esasperata rivendicazione della propria identità culturale fino alla follia del martirio. Si tratta di zone ad alta densità abitativa, quartieri multietnici, dove la presenza di immigrati è sempre maggiore e povertà e disagio sono un potenziale pericolo perché il richiamo dell'Isis potrebbe diventare una via di fuga.

Da un'indagine della Banca d'Italia è emerso poi che il 33,9 per cento delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà, mentre tra gli italiani il livello scende al 12,4. Anche la condizione abitativa testimonia una diffusa situazione di precarietà: tra le famiglie italiane la componente di chi vive in situazioni di sovraffollamento raggiunge il 9,9 per cento, tra gli stranieri il 36,7. La dimensione media delle abitazioni per gli stranieri è di 68 metri quadrati, 35 in meno rispetto a quelle degli italiani. E la disperazione è il terreno più fertile per la propaganda. Anche per gli addetti ai lavori l'integrazione, unita anche a una politica urbanistica accurata e efficiente, è la chiave di volta per evitare il rischio di attentati.

Commenti

Aegnor

Mar, 20/12/2016 - 15:58

L'odio si nasconde nella religione dell'ammmmmore

Raoul Pontalti

Mar, 20/12/2016 - 18:18

L'odio è dovuto allo sfruttamento da parte di imprenditori avidi e arruffoni che scelgono la scorciatoia della manodopera a basso costo importata da quello che un tempo era definito il Terzo mondo (e anche dal Quarto...) oggi definito extracomunitario. Rinunciano questi padroni di stampo settecentesco (nemmeno ottocentesco di marxiana memoria...) alla innovazione tecnologica, all'impiego di personale qualificato italiano per lucrare invece sulla manodopera a infimo costo fornita dai disperati del sud del mondo tenuti per giunta peggio delle bestie e senza diritto alla propria memoria culturale e religiosa (niente moschee vero legalioli?). Soccorrere i profughi, respingere i migranti economici e soprattutto chiudere i flussi per schiavi extracomunitari per padroni sfruttator ial fine di salvaguardare il lavoro italiano ed evitare conflitti razziali.