«L'oggetto ingegnoso migliora la vita»

Paola Antonelli, natali a Sassari e laurea al Politecnico di Milano, ha lasciato l'Italia più di vent'anni fa per diventare in America la «signora del design»: da tempo dirige con successo il dipartimento di architettura e design del MoMa di New York, il museo più influente al mondo nel settore. Studiosa e curatrice «visionaria» (copyright Times ), e considerata tra le cento persone che contano nel mondo dell'arte, è anche membro della giuria del Lexus Design Award, che è appena stato vinto dalla coppia di italiani Emanuela Corti e Ivan Parati grazie a un intelligente progetto di «sense-wear», abiti che amplificano le sensazioni fisiche. Incontriamo Paola Antonelli allo spazio Lexus in Zona Tortona.

Impressioni?

«È stato difficile scegliere. Avevamo tanti creativi italiani, europei e anche asiatici. Un tempo un oggetto di un designer cinese lo riconoscevi subito da quello di un italiano: noi più razionali, loro più emotivi. Ora il design è trasversale, attraversa le latitudini e molti designer lavorano in team con colleghi dall'altra parte del mondo».

Per una settimana lascia New York e torna nella città dove ha studiato e dove risiede la sua famiglia.

«È sempre bello essere a Milano: sono giornate molto stimolanti. A volte manca il tempo di vedere tutto. Mi piace il fatto che qui ci sia spazio sia per il design speculativo, più innovativo, che per il design dei prodotti, che è così importante per il mercato. Un buon Salone funziona se ci sono entrambi questi aspetti. Bisogna farlo capire alla gente».

In che modo?

«Al MoMa ho appena inaugurato una mostra dal titolo “This is for everyone” (questo è per tutti): c'è esposta una scheda di Arduino e anche pagine web. Un modo semplice per far capire che il design appartiene alla vita di tutti i giorni. È una delle manifestazioni più importanti della creatività umana: se è fatto bene, migliora la vita».

Il Salone catalizza l'attenzione del mondo dei creativi.

«Sì, è un evento che funziona ancora. Ma non bisogna abbassare la guardia».

In che senso?

«Credo che il Salone debba includere anche il visual design, ormai imprescindibile del design contemporaneo, un settore in forte espansione. Stiamo attenti perché se non facciamo in fretta, qualche altra città ci strapperà il primato».