Lucano vuole riprendersi la fascia di sindaco e sogna Nobel per Riace

Intervistato da “Ansa”, l’ex sindaco torna a parlare, dichiarandosi amareggiato per quanto gli sta accadendo, ma rimane speranzoso: Lucano attende di poter tornare a Riace come primo cittadino, e sogna il premio Nobel per la Pace. Intanto è in programma un’intervista al regista tedesco Wim Wenders, autore del docu-film sui migranti “Il Volo”

L’ex primo cittadino di Riace, Domenico Lucano, non si è ancora arreso e le sue ambizioni restano alte. Anzi, altissime.

Ben lungi dal voler rimanere nell’ombra, il sindaco sospeso torna a parlare ai microfoni di “Ansa” dalla sua nuova sistemazione a Caulonia. Arriva addirittura a commuoversi al momento di affrontare il profondo dolore che tuttora prova a causa del divieto di dimora arrivato come conseguenza dei procedimenti penali a suo carico.

“Mi auguro che si possano risolvere nel più breve tempo possibile gli ultimi problemi legati alla misura cautelare che non mi consente di tornare a Riace. Spero di poter indossare di nuovo la fascia di sindaco per riscattarmi e anche per un fatto morale,”, dichiara, ancora orgoglioso del lavoro svolto e del cosidetto “Modello Riace”, acclamato da molti. “È una terra che, nonostante i suoi problemi, ha aperto le porte lanciando un forte messaggio di umanità e speranza”, aggiunge, rivolgendosi appunto al suo paese. Un paese che, a sua detta, merita addirittura il Nobel per la Pace, in quanto “sarebbe un premio a chi non si rassegna all’egoismo, all’odio razziale e alle discriminazioni.

E sempre in tema accoglienza, Lucano svela un altro importante progetto. A quanto pare il regista tedesco Wim Wenders, che nel 2010 aveva già girato un corto sui migranti in Calabria (“Il Volo”), sarebbe intenzionato ad intervistarlo insieme al Papa e ad un profugo della Siria.

“Vuole intervistare me, Papa Francesco e Ramadullah, il bambino afgano sopravvissuto alla guerra che fabbricava aquiloni e li faceva volare nel cielo di Riace come simbolo di libertà. Ho perso le tracce di questo bimbo. Non so in che parte del mondo si trovi. Lo porto sempre nel cuore. È un piccolo uomo che ha vissuto il dramma della guerra e ne raccontò già in passato gli orrori a Wenders”.

Delle piccole vittorie che mitigano il costante senso di amarezza che lo affigge, dopo aver subìto quello che per lui è un autentico sopruso. “Vivo spesso momenti di tristezza e di sconforto per l’ingiustizia subìta, ma mi invitano ovunque per raccontare la storia della mia terra e questa è la cosa che mi gratifica di più”.

In chiusura, Lucano rivolge un pensiero anche al Natale oramai in arrivo. “Inutile fare il presepe se non si ritrova quel senso di umanità dal quale non si può prescindere”.

Commenti

Aegnor

Gio, 06/12/2018 - 16:19

Il nobel per la pace ad un paese che non si rassegna alla pioggia di denaro pubblico,da usare senza rendiconto

Divoll

Ven, 07/12/2018 - 01:34

Se hanno dato il Nobel per la pace (eterna) a Kissinger e a Obama, potrebbero ben darlo pure a questo individuo.