L'ultima capriola grillina. Farsi pagare (ma non dirlo)

C'è un principio grillino a cui il professor De Masi non potrà mai aderire: uno vale uno. Gli stessi Cinque stelle, del resto, lo hanno archiviato de facto da tempo.

Con la mastodontica opinione che il telesociologo del lavoro ha di sé, sentirsi dire che lui vale quanto un grillino qualunque deve suonare come una bestemmia. Come tanti altri professoroni di fama, De Masi valuta chi ha davanti in base a quanto bene conosce le sue teorie. Applicarle, invece, non è richiesto. Lui stesso, del resto, sostiene che avrebbe rifiutato un'eventuale proposta di incarico di governo, perché «è uno studioso, non un politico».

Niente di strano, dunque, che il professore non applichi le sue teorie nemmeno a se stesso. De Masi è infatti responsabile di aver instillato la teoria del «lavorare gratis per lavorare tutti» nel programma grillino di governo, che l'ha tradotta, come primo passo, nell'idea di ridurre l'orario lavorativo settimanale. Scoprire che il professore si è fatto pagare lautamente per fare da consulente ai parlamentari grillini (altro che gratis), dunque, non è così sorprendente. Anzi: la fine di quest'ennesima ipocrisia trasformata in dogma politico è un sollievo. In tempi in cui il lavoro intellettuale è sempre più sottostimato, l'ideona di lavorare gratis, più che stravolgere il mercato del lavoro per ricostruirlo, come auspica De Masi, è l'ultima umiliazione della competenza.

Non si capisce, poi, come questa teoria si concilierebbe con il tentativo del ministro Luigi Di Maio di convincere le multinazionali delle consegne a pagare meglio i ragazzi delle consegne. Eppure Beppe Grillo e Davide Casaleggio pare che abbiano letto la ricerca con grande interesse e il comico le ha spesso dato eco sul suo blog. Ma anche loro hanno seguito il vero metodo De Masi, farsi pagare senza dirlo: Casaleggio, in parallelo con il successo politico del Movimento, ha visto rimpinguare la casse della propria società e Grillo riempie, a pagamento, i teatri in cui si esibisce grazie alla popolarità acquisita con la politica. Del resto anche un adepto finora meno noto come Luca Lanzalone seguiva il vero metodo De Masi: anche il consulente arrestato per corruzione in teoria lavorava gratis, ma poi dalla Raggi riceveva «in premio», come ha ammesso Di Maio, il posto di presidente dell'Acea (senza contare le presunte mazzette di cui si sta occupando la Procura di Roma).

Il metodo De Masi, dunque, funziona, ma non è quello che si legge nei suoi libri.

Commenti

venco

Mar, 19/06/2018 - 22:26

L'importante è l'immagine, cioè la finzione.

Ritratto di scimmietta

scimmietta

Mar, 19/06/2018 - 22:36

De Masi è quello che a proposito di Di Maio ha affermato che "prima si diventa ministro e poi si impara a farlo"! Evidentemente lui è prima è diventato professore e poi? ha imparato a farlo? ....bontà sua.

rudyger

Mer, 20/06/2018 - 08:49

ma quale movimento popolare! erano una massa di imbroglioni che hanno incantato la gente con il loro guru ! e gli allocchi - come me che ho votato la Raggi - ci sono cascati.Tuttavia, meglio loro che la sinistra che ha portato i cervelli all'ammasso.

Duka

Mer, 20/06/2018 - 11:16

Credete questi sono molto peggio dei comunisti appena usciti dalla porta.